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ELIMINARE IL “JUNK FOOD”

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Senza dubbio primi nella lista dei junk food sono i soft drink ovverosia quella categoria di bevande analcoliche zuccherate spesso vendute a basso costo e, purtroppo, sempre presenti nei distributori automatici delle scuole. Pensate che negli USA, dove il consumo di queste bevande è diffusissimo, esistono i fusti di Coca cola da un gallone, cioè tre litri e mezzo, che costano meno di un gallone di acqua minerale. Purtroppo queste bevande, delle quali per alcune non è ben nota la completa formulazione, tendono a creare una sorta di dipendenza che porta ad un consumo continuo ed eccessivo. Il dipartimento della salute di New York City ha lanciato una campagna anti-obesità contro le bevande zuccherate. “Bevendo quattro bibite zuccherate al giorno ingurgiti 85 bustine di zucchero” è uno dei messaggi veicolati dagli spot televisivi e dei manifesti in città. In Italia la Coldiretti e alcuni amministratori locali hanno proposto di sostituire i soft drink con succhi di frutta o con frutta fresca. Ovviamente noi speriamo che sia soprattutto la frutta fresca ad essere presente nei distributori per i nostri bambini. In Francia il governo ha introdotto una tassa sulle bevande zuccherate per contrastare l’obesità. La tassa, già soprannominata la “tassa sulla coca-cola”, dovrebbe fruttare allo stato 120 milioni di euro ed è stata annunciata dall’Eliseo come una tassa anti-obesità, con tanto di citazioni delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, poiché “il consumo incontrollato delle bevande zuccherate favorisce l’aumento di peso”. Ragion per cui saranno esenti dalla tassazione straordinaria i succhi di frutta e gli altri prodotti con edulcoranti o privi di zuccheri aggiunti, per esempio coca-cola light e coca-cola zero. Anche negli USA si è affrontato questo argomento. Tra le tante iniziative della campagna salutista portate avanti da Obama si è parlato molto di un sistema di disincentivi fiscali per ridurre il consumo di bevande zuccherate; in altre parole aumentare le tasse (e quindi il prezzo) delle bibite per incentivare l’acquisto delle versioni light. Ma un ricercatore della Northwestern University, facoltà di economia in Texas, esaminando i dati Nielsen dal 2002 al 2006, ha evidenziato che gli americani obesi preferiscono proprio le bibite light. Ketan Patel ha presentato la ricerca “The effectiveness of Food Taxes at Affecting Consumpion in the Obese: Evaluating Soda Taxe” al dipartimento dell’Agricoltura e ha scoperto con sorpresa che le bibite light sono già ampiamente consumate da coloro che hanno problemi di peso (forse proprio nel tentativo di non peggiorare la situazione). Un eventuale incentivo, quindi, attraverso un prezzo più conveniente sarebbe del tutto inutile. Anche se, ammette lo stesso Patel, una tassa sulle bevande zuccherate forse potrebbe prevenire il sovrappeso delle persone più giovani che tendono a guadagnare chili di troppo. Ovviamente occorrono altre ricerche. Ma c’è di peggio. Due studi della School of Medicine dell’Health Science Center all’Università del Texas di San Antonio, appena presentati all’American Diabetes Association‘s Scientific Session of San Diego, contestano l’utilità e la salubrità stessa delle bibite light da un punto di vista nutrizionale e dietetico. Secondo il primo studio, l’aspartame, il dolcificante presente in queste bevande, si è dimostrato capace di alzare più velocemente dello zucchero la glicemia nel sangue delle cavie da laboratorio e, quindi, ciò potrebbe confermare il sospetto che anche queste bibite aumentino il rischio di diabete negli esseri umani. Il secondo studio ha esaminato la relazione tra il consumo di bibite light e le variazioni del girovita su 474 persone in nove anni e mezzo, facendo un confronto con persone che non ne bevono. La ricerca ha rilevato che gli abituali bevitori di bibite light hanno una crescita superiore del 70% rispetto agli altri. Nel caso dei forti consumatori, persone che ne bevono due o più al giorno, la crescita della pancia è addirittura 500 volte superiore ai non consumatori. Le ricerche hanno suscitato la reazione dell’Associazione internazionale produttori di dolcificanti (USA), che ha messo in discussione i risultati perché contraddetti da precedenti ricerche: “E’ stato largamente studiato l’effetto dei dolcificanti ipocalorici sull’appetito e su come influenzano i livelli di insulina e glucosio nel sangue”. Uno dei più importanti studi, condotto presso l’Università di Medicina di Hannover in Germania, ha dimostrato che non c’è alcuna differenza tra i livelli di glucosio di chi beve bibite light e di chi beve acqua. Di diverso parere i ricercatori dell’Università del Texas di San Antonio, secondo i quali le bibite light potrebbero essere sì “prive di calorie ma non delle loro conseguenze” e quindi “è un’imprudenza promuovere il loro consumo e quello dei dolcificanti di sintesi come alternative sane”, ha concluso Helen Hazuda, direttore della Divisione di Clinica Epidemiologica. Già altri studi (Tordof 1990, Levin 1997- Ravel 2002) avevano evidenziato che i dolcificanti artificiali, pur non alzando la glicemia, stimolano la fame. E’ come se l’ipotalamo ricevesse un segnale di assunzione di zucchero e quindi, successivamente, attiva quei meccanismi finalizzati al reperimento effettivo di quegli zuccheri che l’organismo si era predisposto a metabolizzare. Secondi nella top list dei cibi spazzatura sono i grassi idrogenati e gli acidi grassi trans.

Fitnes33 online – maggio 2017

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