QUANTO?

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Sportman & Fitness – agosto 2003

Non sempre “di più” è meglio ma lo è sempre.

Penso che tra i cultori del ferro la più grande confusione ed i maggiori dubbi riguardino la giusta quantità di allenamento necessaria per ottenere dei buoni risultati a livello di guadagno muscolare. Anch’io non ne sono stato esente e forse anche oggi, dopo quasi 30 anni di allenamenti, non ho propriamente delle certezze, ma senz’altro le idee più chiare.

Mi ricordo quando ho cominciato ad allenarmi a 17 anni: pesavo solo 61 kg. Per un’altezza di m. 1,80. Avevo cominciato ad allenarmi coi pesi per potenziarmi in quanto praticavo il tennis ad un buon livello ma i miei colpi mancavano della forza necessaria ed il maestro mi aveva detto :“Perché non fai un po’ di pesi?”

Allora, nel 1975, non era così facile come oggi. A Parma non esisteva una palestra e non c’erano negozi di Fitness che vendessero pesi o manubri, per cui con un mio amico decidemmo di farceli fare da un fabbro. Iniziammo con solo un bilanciere e dei dischi di ferro; non avevamo neanche la panca e per allenare i pettorali con le distensioni ci sdraiavamo per terra; avevamo fatto dei dischi talmente alti che al termine della serie potevamo appoggiare il bilanciere a terra e poi alzarci dopo essere scivolati via dal di sotto. Ci allenavamo in una cantina di 2×4 metri, 3 volte alla settimana facendo un esercizio di 3 serie per gruppo muscolare. Mia madre non permetteva che mi allenassi di più, pensava che i pesi potessero far male! I risultati non tardarono ad arrivare soprattutto quando, a causa di un incidente in moto che mi procurò un trauma al piede, dovetti abbandonare il tennis che praticavo circa 3 volte alla settimana. Dopo i primi risultati mi appassionai ancora di più, mentre il mio amico (proprietario della cantina nella quale ci allenavamo) “perdeva qualche colpo” e qualche sessione di allenamento andava così persa. A me però non andava bene e così mi organizzai cercando di aumentare la frequenza degli allenamenti. Al sabato pomeriggio dicevo a mia madre che andavo a fare un giro in piazza, invece andavo nel garage di un mio amico giocatore di Rugby del Parma serie A e lì mi allenavo. Approfittavo anche delle due ore di ginnastica a scuola, dato che la nostra palestra, essendo anche la palestra in cui si allenava la BUMOR allora campione d’Italia di pallavolo, era dotata di un leg press verticale e di un bilanciere coi pesi; inoltre spesso durante l’ora di religione (o durante le ore di qualche materia in cui non volevo essere interrogato) scappavo in palestra, dove avevo per fortuna fatto amicizia con il professore di ginnastica, decatleta e fautore della preparazione atletica coi pesi. Praticamente allenavo 3 volte alla settimana la parte superiore nella palestra dei miei “amici” e 3 volte le gambe a scuola, per un totale di 6 allenamenti alla settimana. I risultati non tardarono a farsi vedere; avevo ormai superato il mio compagno di allenamento e, stimolato da ciò e pensando che “di più” fosse meglio, cominciai a fare ancora di più! “Scappavo” in palestra qualche volta di più e cercavo di prolungare le sedute di allenamento aumentando il numero delle serie e degli esercizi. Ad un certo punto i progressi si fermarono, non ottenevo più risultati ed anzi il mio amico che si impegnava meno di me stava recuperando terreno e stava quasi diventando meglio di me. Ero veramente disperato quando venni a sapere che proprio originario di Parma era un grande “guru” del body building italiano, un certo Emilio They, diplomato ISEF e pioniere del body building, che ora risiedeva a Milano ma saltuariamente veniva a Parma a far visita ai genitori. Riuscii a mettermi in contatto con lui ed il Prof. They accettò di darmi udienza. Parlando con lui uno dei concetti sui quali si soffermò maggiormente fu quello del recupero e che non sempre “di più” è meglio. Questa rivelazione mi sconcertò, era completamente contraria alla  mia filosofia dell’approccio per diventare un campione. Così era possibile ottenere di più facendo di meno. Che sport era quello che promuoveva gli “sfaticati”? Mi sembrava più logico che se io avessi voluto diventare il “migliore” dovessi riuscire a fare di più degli altri. E proprio mente tornavo in bicicletta verso casa incontrai il mio amico professore di ginnastica al quale esternai la mia costernazione riguardo le recenti “rivelazioni”. Egli mi disse:”Non mi hai mai ascoltato ma ti avevo avvertito che ti stavi allenando troppo, la scienza dell’allenamento è più complessa e non si riduce ad “allenarsi di più”. Ci sono moltissimi altri fattori da tenere in considerazione: la qualità dell’allenamento, l’intensità, il recupero, l’alimentazione. Se non tieni conto di tutti questi fattori ad un certo punto non migliorerai più, anzi potresti regredire.” Queste parole in parte mi fecero riprendere dalla delusione: il body building non promuove gli “sfaticati” ma coloro che riescono ad impostare la migliore strategia globale: allenamento, recupero, alimentazione. Avevo imparato la lezione: cominciai ad allenarmi solo 4 volte alla settimana (2 volte la parte superiore e 2 volte la parte inferiore)   ed i guadagni muscolari ripresero, però più lenti dei primi mesi di allenamento; ora dovevo ottimizzare tutto, non solo la frequenza dell’allenamento ma anche la qualità, l’intensità, l’alimentazione, il recupero e tutto questo in maniera personalizzata, dovevo imparare a conoscere il mio corpo perfettamente per poter indurre la giusta risposta parafisiologica di crescita muscolare e realizzai che per poter conoscere tutto questo dovevo iscrivermi a Medicina e così feci. Per far crescere al meglio il mio corpo avrei dovuto far crescere le mie conoscenze e questo rappresentava per me un’ulteriore sfida.

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