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ALIMENTAZIONE CRONOMORFOLOGICA ANTIAGING

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Negli ultimi decenni la sindrome metabolica (SM) è diventata una delle più importanti patologie e causa di morte nei paesi industrializzati. Secondo l’OMS, la SM è caratterizzata da obesità addominale, dislipidemia, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa ed insulino-resistenza. Da studi prospettici effettuati in Italia risulterebbe che circa il 19% degli individui sopra i 45 anni, non affetti da diabete, potrebbero essere affetti da SM. Analizzando approfonditamente tale patologia risulta che l’obesità è il fattore predisponente della SM. L’aumento smodato del grasso corporeo e in particolare di quello viscerale è correlato positivamente con l’insorgenza di numerose patologie, tra cui l’insulino-resistenza.

Il tessuto adiposo può in generale essere considerato come un organo endocrino che secerne mediatori chimici da cui è a sua volta influenzato e, tra questi, vi sono determinati ormoni che ne condizionano l’accumulo o la riduzione. Il cortisolo, ad esempio, determina l’aumento di  grasso nella zona centrale del corpo, sia viscerale che non, ed interferisce inoltre  con altri ormoni quali  GH e  testosterone oltre a favorire  il rilascio di insulina da parte del pancreas creando insulino-resistenza.

Nello studio randomizzato “VARIAZIONE DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA E DELLA LOCALIZZAZIONE DEL GRASSO IN RELAZIONE AI LIVELLI DI TESTOSTERONE, CORTISOLO ED ESTRADIOLO.” A. Angelozzi; M. Spattini, condotto su 50 soggetti di sesso maschile  si è visto come il testosterone sia l’ormone maggiormente correlato col grasso viscerale (p<0,03), e ne risulta che bassi livelli di tale ormone sono associati a maggiori livelli di grasso viscerale.  Invece per il cortisolo non sono state trovate correlazioni significative, nonostante in letteratura siano presenti numerosi studi che associano livelli di cortisolo alto con aumento del grasso viscerale.  Nel caso specifico di questo studio occorre tener presente che  i soggetti che presentavano alti livelli di cortisolo e  livelli normali di grasso viscerale presentavano dei livelli di testosterone molto alti, perciò sembra che il testosterone sia l’ormone maggiormente determinante nell’uomo per quanto riguarda il grasso viscerale. Con l’avanzare dell’età avvengono modificazioni ormonali quali per esempio l’abbassamento del testosterone e del GH e l’aumento dell’insulina  e del cortisolo. Queste modificazioni ormonali contribuiscono all’aumento del grasso viscerale perpetuando così un circolo vizioso che favorisce la sindrome metabolica. L’unica maniera di invertire questo processo è perdere peso e soprattutto diminuire il grasso viscerale, cosa non semplice in quanto le modificazioni ormonali, che sono alla base dell’aumento del grasso sono anche fattori che rallentano la risposta fisiologica agli stimoli dimagranti. Diventa quindi più che mai opportuno uno stile di vita che sia in grado di riequilibrare la corretta funzionalità metabolica alterata da segnali scorretti e dissonanti dal punto di vista evolutivo.

La cronormorfodieta o DietaCOM si pone come obiettivo quello di ridurre il grasso corporeo ed anche viscerale. A tale proposito è stato proposto di spostare l’introito calorico derivante dai carboidrati alla sera, in quanto i carboidrati aumentano i livelli di serotonina e quindi di melatonina e favoriscono un miglior sonno fisiologico con conseguente riduzione della ipercortisolemia mattutina e della relativa iperglicemia comune ai soggetti iperlipogenetici, caratterizzati da un accumulo di grasso di tipo androide, cioè a “mela”.

In uno studio del 2011 (Greater weight loss and hormonal changes after 6 months diet with carbohydrates eaten mostly at dinner.Solfer S.,Eliraz A.),  condotto su 78 agenti di polizia israeliani con body max index superiore a 30 e divisi in 2 gruppi,  sono stati somministrati due piani alimentari differenti, al primo gruppo è stata somministrata una dieta di  tipo mediterranea con i carboidrati suddivisi in vari pasti, al secondo gruppo una dieta in cui oltre il 70% dei carboidrati totali erano forniti a cena.

I risultati hanno dimostrato come nel gruppo sperimentale i miglioramenti ottenuti sia a livello antropometrico (BMI, circonferenza addominale) sia ematochimici ( IL-6, leptina, adiponectina, LDL, HDL) sono stati altamente più significativi rispetto al gruppo controllo.

Gli autori di questo studio speculano che questi risultati, nel  gruppo che assumeva carboidrati a cena, siano dovuti  ad una maggior produzione di adiponectina che è un ormone antinfiammatorio, il che spiegherebbe la diminuzione dei markers infiammatori ed il miglioramento della sensibilità insulinica; inoltre lo stimolo della leptina, che è un ormone anoressante, dovuto al picco di insulina causato dal pasto serale ricco di carboidrati, favorirebbe un livello di leptina più elevato durante tutto il giorno che si tradurrebbe con una minor ingestione di cibo.

Il problema è che in questi soggetti, soprattutto se obesi, esiste anche la leptino-resistenza e quindi l’eventuale aumento di leptina non produce i risultati anoressanti desiderati. A questo punto è naturale fare una considerazione:  se la chiave di lettura di questo studio fosse la stimolazione della leptina, come suppongono gli autori, il cui effetto sarebbe soprattutto sulla modulazione dell’appetito che senz’altro riveste un ruolo molto importante riguardo la possibilità di attenersi ad un protocollo dietetico, però non si giustifica il fatto che gli individui col pasto serale a base di carboidrati a parità di calorie totali giornaliere (1300.1500) siano calati di più rispetto a quelli che avevano i carboidrati frazionati negli altri pasti.  Qui subentra il cortisolo: questi individui obesi probabilmente  appartengono al morfotipo iperlipogenetico caratterizzato da obesità di tipo androide con prevalenza dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surreni e quindi maggior produzione di cortisolo. Inoltre i carboidrati favoriscono la produzione di serotonina e conseguentemente di melatonina che ha anch’essa un effetto inibente sulla produzione di cortisolo. Questo fatto non è irrilevante anche se qualcuno potrebbe dire “a me non interessa soffrire la fame se alla fine ho un risultato” ma il problema è che la “fame” cronica è generatrice di stress cronico e la secrezione di cortisolo indotta dallo stress cronico favorisce l’aumento del grasso viscerale addominale ancora di più rispetto al grasso sottocutaneo. Senz’altro nei soggetti  iperlipogenetici tendenzialmente cortisolo-responder-stress-correlati questo meccanismo risulta essere particolarmente efficace.

L’ACCADEMIA DEL FITNESS – Wellness & Anti-aging magazine – luglio 2014 –

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