Home ABSTRACT CONTRACCETTIVI ORMONALI E TUMORE AL SENO: UNO STUDIO ITALIANO NE ESCLUDE L’ASSOCAZIONE
CONTRACCETTIVI ORMONALI E TUMORE AL SENO: UNO STUDIO ITALIANO NE ESCLUDE L’ASSOCAZIONE

CONTRACCETTIVI ORMONALI E TUMORE AL SENO: UNO STUDIO ITALIANO NE ESCLUDE L’ASSOCAZIONE

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I contraccettivi ormonali combinati (CHC), cioè quelli che contengono sia un estrogeno sia un progestinico, rappresentano il metodo contraccettivo più utilizzato al mondo. Sono da sempre accusati di contribuire all’insorgenza del tumore al seno nelle donne; un nuovo studio però, condotto dai ricercatori dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena, dimostrerebbe il contrario. La ricerca ha preso in considerazione le cartelle cliniche di 2.527 donne che avevano partecipato allo screening di valutazione oncologica: 4,5% portatrici di mutazione BRCA, 72,2% ad alto rischio 2 23,3% a rischio intermedio di sviluppo di tumore al seno. In questa popolazione si è osservato che il menarca tardivo, dopo i 12 anni, risultava un fattore protettivo, mentre la tarda età della prima gravidanza, oltre i 30 anni, erano un fattore di rischio indipendente per il tumore al seno. L’analisi retrospettiva di coorte avrebbe evidenziato come l’uso di CHC non aumenterebbe il rischio di tumore al seno, anche in presenza di predisposizione genetica o familiare, e indipendentemente dalla durata d’uso del CHC e dalle dosi di estrogeni utilizzati. Ad oggi, i CHC sono i metodi contraccettivi più utilizzati nel mondo occidentale, con una percentuale media di utilizzo del 18% nelle donne sposate tra i 15 e 49 anni. Sono proprio le donne di questa fascia di età quelle più esposte alla diagnosi di tumore al seno.

Bibliografia: Ballardini D. et al., Uso di contraccettivi ormonali e tumore al seno: studio italiano esclude associazione, in “professione salute counseling e formazione alla prevenzione” aprile 2018, pag.45.

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