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DIETA DI ELIMINAZIONE

DIETA DI ELIMINAZIONE

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L’esistenza delle intolleranze alimentari, che in realtà sarebbe bene definire “allergie ritardate”, è senz’altro ormai riconosciuta anche dagli allergologi. Il problema è però la possibilità di usare dei test diagnostici realmente convalidati scientificamente. Nel variegato panorama di proposte rientrano il vegatest, i test chinesiologci, i test palpatori, il DRIA test, il test citotossico e la ricerca degli anticorpi IgG con il metodo ELISA. Il più accreditato, dal punto di vista scientifico, è senza dubbio la ricerca degli anticorpi IgG in quanto, il più delle volte, le reazioni avverse sono innescate da proteine alimentari sostenute da anticorpi di classe G. Queste reazioni sono dose-dipendenti, i sintomi sono legati all’accumulo di queste sostanze e dipendono da una predisposizione individuale o da un eccessivo consumo dell’alimento stesso. Il sistema immunitario però è così complesso che ridurre le reazioni avverse di tipo ritardato solamente ad una risposta IgG mediata è senz’altro una semplificazione e quindi certe intolleranze possono non essere identificabili dai test al momento disponibili. A questo punto è utile la prova diretta sul campo ovvero una dieta di eliminazione che tolga a priori tutti quegli alimenti che normalmente sono quelli maggiormente responsabili del fenomeno delle intolleranze. È fondamentale impostare una dieta prevalentemente vegetale che escluda il glutine, i latticini, le uova, la carne di maiale e altri alimenti ricchi di grassi saturi, grassi trans, zuccheri, cibi OGM, cibi ricchi di ormoni, additivi ed antibiotici mentre deve invece privilegiare cibi organici non raffinati e con un alto contenuto in vitamine, minerali, antiossidanti, fibre e fitonutrienti. Questa dieta di eliminazione va seguita per almeno quattro settimane in quanto non si tratta di una semplice allergia, che risentirebbe immediatamente dell’eliminazione dell’alimento incriminato, infatti il miglioramento deriva dalla diminuzione del carico antigenico a livello intestinale che induce un ribilanciamento della produzione dei linfociti T-helper e questo richiede settimane. È importante attenersi strettamente al protocollo per poter diminuire il carico antigenico il più possibile. Spesso i pazienti riportano miglioramenti non specifici come un aumentato livello di energia, una miglior capacità di concentrazione, un maggior senso di benessere generale e la scomparsa di sintomi con i quali avevano convissuto per anni. A volte, soprattutto nelle prime settimane, possono insorgere reazioni negative come mal di testa, costipazione o diarrea, dolori articolari e prurito. Queste reazioni sono difficili da spiegare ma si ritiene che siano dovute al processo di detossificazione e/o alla morte di batteri intestinali che così liberano delle endotossine. La dieta di eliminazione non è una dieta a restrizione calorica ma il paziente comunque normalmente perde 2-3 chili durante le quattro settimane del programma. In realtà questa dieta può essere continuata ad oltranza qualora il medico lo ritenga opportuno e se la compliance del paziente è buona. In ogni caso, generalmente, il paziente dopo queste quattro settimane può cominciare a reintrodurre gli alimenti uno per volta. L’alimento reintrodotto deve essere consumato in piccole quantità due o tre volte al giorno ed il paziente deve aspettare almeno 48 (ma meglio 72) ore prima di reintrodurre un altro tipo di cibo e, se in questo lasso di tempo, si verifica una reazione allora bisogna comunque attendere che la reazione sia svanita prima di reintrodurne uno diverso. I cibi che provocano reazioni avverse vanno registrati in una lista di cibi da eliminare mentre si può tranquillamente riprendere a consumare quei cibi che non hanno generato alcuna reazione. Siccome alla base delle intolleranze alimentari (o meglio delle reazioni a certi cibi) ci possono essere vari meccanismi, quali predisposizioni genetiche, alterate secrezioni di enzimi digestivi, disturbi intestinali, farmaci, malattie, deficienze nutrizionali (per esempio una carenza di vitamina D riduce la tolleranza agli alimenti) nonché l’aging stesso legato all’aumento di radicali liberi , dell’infiammazione, della glicazione o dell’alterazione del sistema immunitario, se si eliminano questi problemi con opportuni interventi di medicina funzionale, si potrà in seguito riproporre l’assunzione di alimenti precedentemente non tollerati ovviamente in piccole quantità e limitata frequenza.

L’ACCADEMIA DEL FITNESS – Wellness & Anti-aging magazine – gennaio 2016

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