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DIMAGRIMENTO LOCALIZZATO

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L’ACCADEMIA DEL FITNESS – Wellness & Anti-aging magazine – aprile 2012

Quando ho scritto il mio articolo sul dimagrimento localizzato intitolato “Spot reduction” era il 1997. L’anno dopo, con la nascita di Google, digitando nel motore di ricerca la dicitura  “Spot  reduction” uscivano solo recensioni e articoli che ne sconfessavano la possibilità. La situazione non cambiò fino al 2005, anno in cui pubblicai il mio sito con relativi articoli da me scritti e allora, alla parola chiave “Spot reduction” uscivano decine e decine di articoli che ne negavano la possibilità e solo il mio articolo a favore. Così è rimasto più o meno fino al 2006 quando uno studio pubblicato sull’American Journal of Physiology ha messo in risalto alcuni interessanti risultati che sembrano indicare che il dimagrimento localizzato di fatto sia possibile sebbene  in che misura non sia chiaro. Nello studio condotto dall’Università di Copenhagen (Danimarca), gli scienziati hanno fatto eseguire un esercizio di estensioni ad una gamba con un peso leggero per 30 minuti consecutivamente. I ricercatori hanno poi misurato la quantità di flusso sanguigno nel grasso sottocutaneo di soggetti sia nella gamba allenata che in quella a riposo ed hanno misurato anche la quantità  di lipolisi (rilascio di grasso) delle cellule adipose del tessuto sottocutaneo. Gli scienziati hanno scoperto che la gamba allenata ha sperimentato un significativo aumento del flusso sanguigno e della lipolisi dalle cellule del tessuto sottocutaneo rispetto alla gamba non allenata. Durante l’esercizio le cellule adipose  intorno all’aerea muscolare allenata hanno rilasciato più acidi grassi nel sangue a significare che  viene stimolata una maggior lipolisi a carico dell’area target per fornire grassi a scopo energetico.

Questo studio suggerisce che quando si allena un determinato gruppo muscolare si brucia il grasso preferibilmente nell’area che si sta allenando soprattutto se si utilizza un alto numero di ripetizioni ad alta intensità con pause ridotte .

Dopo la pubblicazione di quello studio alla voce “Spot reduction” compaiono più risultati che esprimono un parere positivo però, nonostante ciò, la maggioranza dei risultati è ancora negativa. Un altro studio viene citato dai detrattori: 13 uomini hanno eseguito un allenamento mirato sugli addominali per 27 giorni. Si passava da 140 ripetizioni nella prima settimana e si arrivava a fare 336 ripetizioni, alla fine dell’ultima per un totale di 5000 ripetizioni di sit up durante il corso della ricerca. Sono state poi misurate (tramite biopsia) le dimensioni delle cellule adipose addominali della regione sottoscapolare e dei glutei. Risultato:  il grasso era calato in egual misura in tutti i tre punti. Ma noi sappiamo, ed è unanimemente riconosciuto, che le ultime aree a dimagrire sono quelle dove un individuo tende ad accumulare grasso principalmente. Nella maggior parte degli uomini, ed in alcune donne, la regione addominale è quella più resistente mentre i glutei, le cosce ed i fianchi rappresentano il problema della maggior parte  delle donne ed alcuni uomini. Ebbene, se consideriamo in quest’ottica lo  studio, il fatto che il dimagrimento sia avvenuto nella stessa misura negli addominali rispetto alle altre regioni è già un successo perché negli uomini la regione dell’addominale presenta un grasso sottocutaneo più resistente al dimagrimento. Per poter trarre una conclusione definitiva i ricercatori avrebbero dovuto utilizzare un gruppo di controllo con caratteristiche simili al precedente oppure utilizzare lo stesso gruppo in una fase successiva e sottoporlo solo aduna dieta ipocalorica senza allenamento.

Ebbene io sono convinto, e la mia trentennale esperienza me lo conferma, che in questo caso la percentuale di dimagrimento avrebbe penalizzato la regione addominale essendo appunto quella più resistente nella maggior parte degli uomini. Questo significa che il dimagrimento localizzato esiste e soprattutto rappresenta una grande risorsa per non vanificare i nostri sforzi durante una dieta dimagrante. Ma, a parte gli studi scientifici, le evidenze del dimagrimento localizzato sono costantemente di fronte agli occhi di tutti. Chi non conosce persone che hanno cercato di dimagrire solo con l’aiuto della dieta? Donne alle quali è diminuito notevolmente il seno,  si è assottigliata la vita, sono diventate scarne in viso ma hanno perso poco o niente a livello dei fianchi oppure  l’equivalente uomo che, a dieta, perde massa muscolare e grasso negli arti, ma le “maniglie dell’amore”  (grasso sottocutaneo addominale) rimangono pressoché inalterate. Il dimagrimento localizzato è possibile, non facile! Ovviamente il processo è facilitato se inserito in una strategia globale che prevede una dieta finalizzata al dimagrimento generale personalizzato  (dietaCOM o cronormorfodieta).

La dieta COM (acronimo di CronOrMorfodieta) è un approccio integrato che tiene conto della Cronobiologia degli Ormoni e della Morfologia. Non siamo tutti uguali e, già nel 400 a.c., Ippocrate aveva osservato che trovare la giusta alimentazione e tipologia di esercizio fisico per ognuno era la strada per raggiungere la salute. Egli aveva inoltre notato come determinate morfologie, ovvero determinate forme del corpo, fossero legate a specifiche espressioni caratteriali. Tutto questo, ora si sa, è legato alla genetica e all’epigenetica (cioè l’influenza dell’ambiente esterno). Alcuni individui accumulano grasso soprattutto nella parte superiore del corpo e nell’addome (conformazione a mela), altri in modo speciale nella parte inferiore (conformazione a pera), altri ancora in maniera omogenea sia sopra che sotto (conformazione a peperone). La dieta COM tiene conto della Morfologia dell’individuo che corrisponde a specifiche prevalenze ormonali, la cui influenza sulla distribuzione del grasso può essere controllata e modificata, in parte, dalla scelta sia qualitativa che cronologica degli alimenti favorendo, di conseguenza, un dimagrimento localizzato.

 

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