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EDITORIALE – Nuovi eroi

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Sportman & Fitness – set/ott 2006

17 Luglio, sono su un Boeing 747 della Lufthansa che mi porterà a Los Angeles.

Anelo quelle circa 11 ore di completo riposo, costretto alla immobilità assoluta sull’aereo. Questa volta, però, non potrò rimanere in ozio totale in quanto ho preventivato di scrivere l’editoriale che ora state leggendo, approfittando proprio delle  numerose ore di volo. Non ho avuto tempo di scriverlo prima in quanto abbiamo dovuto fare le corse per chiudere anticipatamente questo numero della rivista, un po’ a causa delle vacanze, troppo ottimisticamente già programmate, e un po’ per la chiusura estiva della tipografia.

Sinceramente non ho pensato esattamente all’argomento da trattare e mentre sfoglio le varie riviste che ho portato con me, sono attratto dagli articoli riguardanti i Campionati del Mondo di calcio in Germania.

Che emozioni! Chi ci credeva? Io si!

Ci credevo perché a settembre dell’anno scorso avevo parlato con il capitano della Nazionale, Fabio Cannavaro, alla sua festa di compleanno.

Scherzando Fabio mi ha detto:” Massimo, da quando non sono più a Parma non sto più a dieta e sono grasso, ma adesso riprendo una delle tue vecchie diete e mi metto in forma per i Mondiali!”.

Io gli risposi: “Da come stai giocando si vede che va bene così e non hai bisogno di fare diete!”.

“E’ tutto merito dell’ambiente – continua Fabio – mi trovo troppo bene qui a Torino con i miei vecchi compagni del Parma, ma vedrai che per i Mondiali sarò al massimo della forma”.

Il capitano, da vero condottiero, ha mantenuto la promessa ed io, che conoscevo la sua tenacia e la sua determinazione celate sotto quel perenne sorriso luccicante che sin dall’inizio, anche se non lo conoscevo personalmente, me lo aveva fatto eleggere come il mio calciatore preferito, non avevo dubbi.

Fabio Cannavaro, la cui integrità morale per chi lo conosce è fuori discussione, ha guidato la squadra dal 1° all’ultimo secondo. Così è rientrato, brandendo la coppa del mondo, al Circo Massimo, immergendosi con tutta la squadra in un bagno di folla senza precedenti.

Incredibile vedere quasi un milione di persone raccolte ad acclamare quei “Gladiatori”.

Eroi? La parola mi viene spontanea e la comune etimologia della parola “agonismo” dello sportivo e “agonia” del soldato greco che muore portando la notizia della battaglia di Maratona mi darebbe ragione.

Ma questo editoriale verrà letto a settembre, nel periodo del 5° anniversario della tragedia dell’11 settembre.

Allora la parola “eroi”, mi evoca altre figure. Mi fa venire in mente i pompieri di New York che sprezzanti della loro stessa vita cercarono di salvare più vite possibili.

Penso ai passeggeri del volo “ United 93” che avendo compreso, da telefonate intercorse coi parenti, che il loro aereo dirottato era destinato ad una missione suicida, decisero di opporvisi a costo della loro vita.

Alla parola eroe mi viene in mente soprattutto il “capitano” di quella squadra: Tom Burnett nato a Minneapolis il 29 Maggio, lo stesso giorno del presidente John F. Kennedy e nell’anno della sua morte, il 1963, Tom era un  ex giocatore di football americano che aveva dovuto interrompere la sua carriera per un grave infortunio alla spalla, ed ora era un dirigente  di azienda che guadagnava quasi un milione di dollari all’anno.

Tom era alto più di un metro e ottanta, pesava 92 Kg e raccolse un gruppo di persone di stazza analoga:”i più grossi!”.

Mark Bingham, un campione di rugby, pesava 110 Kg; Jeremy Glick, alto più di un metro e ottanta, aveva vinto il Campionato Nazionale Universitario di Judo nella categoria dei pesi massimi; Todd Beamer pesava 104 Kg e Lou Macke era un bodybuilder di 90 Kg.

Usarono un carrello di servizio degli assistenti di volo come ariete per sfondare la porta della cabina di pilotaggio e, come armi, posate, vassoi, acqua bollente e i loro stessi corpi.

Dei testimoni in Pensylvania, dicono che il volo United 93 procedeva capovolto mentre passava a bassa quota sopra la linea degli alberi.

L’aereo viaggiava alla  velocità di 970 Km all’ora quando si schiantò su una collina nei monti Allegheny alle 10.06 dell’11 settembre.

Io non so se Cannavaro ed i suoi ragazzi si possano chiamare eroi, ma se Cannavaro ed i suoi si fossero trovati su quell’aereo così come anche tanti di quei ragazzi che si allenano duro in palestra per costruire muscoli che, a detta di molti non servono a niente, sono sicuro che avrebbero fatto la stessa cosa.

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