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EFFETTI COLLATERALI DEGLI ANABOLIZZANTI – 2°

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Body’s Magazine – maggio 1988

Fermiamoci un attimo a pensare a questi effetti, che tra quelli a breve termine sono forse i peggiori. Per quanto riguarda quelli sessuali, sono un vantaggio, penserete.

Diciamo di si, ma devo ricordare che un aumento della libido, se non soddisfatto (Freud insegna …) si può trasformare in pulsioni di altra natura, fino alla criminalità.

Non dimenticate infine che all’aumento iniziale fa seguito inevitabilmente un calo, dopo la sospensione, per i motivi fisiologici spiegati in precedenza.

Circa gli effetti sull’aggressività, ricordo che questi sono spesso desiderati dai culturisti o dai powerlifter, per andare in palestra più caricati a sollevare pesi enormi. Non nego che ciò sia efficace, ma a quale prezzo! Se veramente sentite di avere bisogno di una carica nervosa in più per fare pesi, può volere dire molte cose, tipo:

  • Probabilmente siete in lieve superallenamento, o la routine è noiosa e improduttiva;
  • Avete altri problemi psicologici;
  • Non siete tagliati per questo sport;
  • In tutti i casi  precedenti, state comunque sbagliando approccio.

Trattare con anabolizzanti questi “disturbi” psicologici è assurdo; meglio agire alla radice del problema, eliminando le cause nocive, e imparando a gestire la vostra mente come gestite i muscoli. Esistono tecniche speciali per tutto questo (autoipnosi, training autogeno), di cui vi parlerò per esteso nei prossimi numeri.

Per quanto riguarda gli altri anabolizzanti, va detto che i loro effetti su libido ed aggressività sembrano legati al grado di androgenicità: nella mia esperienza ho visto addirittura che prodotti poco androgeni (tipo winstrol) tendono in certi soggetti a ridurre persino la libido, se usati da soli: ciò peraltro non dovrebbe dipendere da un calo delle gonadotropine (vedi sopra).

Vediamo ora alcuni altri effetti non necessariamente legati alla androgenicità dei prodotti.

Tra questi ricordiamo:

  1. Alterazione dei livelli di glicemia. Gli anabolizzanti androgeni possono dare aumento della sensibilità all’insulina, questo non si traduce in genere in ipoglicemia bensì in una possibile accentuazione dei suoi effetti, è cioè aumento del grasso, ritenzione idrica, etc. Questi fenomeni sembrano più spiccati nei farmaci suscettibili di aromatizzazione periferica.
  2. Modificazione dei lipidi (grassi) del sangue. Mi soffermo un attimo su questo aspetto, tra gli ultimi ad essere scoperto. Gli androgeni-anabolizzanti tendono ad abbassare i livelli di trigliceridi riducendo la concentrazione delle lipoproteine a bassissima densità (VLDL): questo effetto, di per sé positivo, è posseduto da alcuni derivati progestinici del notestosterone , in parte dallo stesso durabolin, dall’oxandrolone, etc. Quello che però si è scoperto negli ultimi 5 anni è che essi riducono drammaticamente il livello delle lipoproteine ad alta densità, che trasportano la porzione “buona” del colesterolo (l’HDL, cioè quella che pulisce le arterie), ed invece alza i livelli del colesterolo legato alle lipoproteine LDL (che “sporcano” le arterie causando predisposizione all’aterosclerosi). E pensare che venivano usati addirittura per trattare le ipertrigliceridemie! L’effetto non è dipendente dalla dose ma, bloccando una particolare via enzimatica, si manifesta già a piccole dosi, e talora nello spazio di soli 2 giorni. Tutti i farmaci, indipendentemente dalle caratteristiche (androgenicità, aromatizzazione) sembrano condividerlo. Ora, questo effetto collaterale (unitamente alla ipertensione di cui dirò avanti) è per me il più pericoloso essendo subdolo. Senza che ci si accorga cioè di niente (mentre acne e ritenzione idrica si fanno vive chiaramente), le arterie si vanno ostruendo. Non si può affermare che l’aterosclerosi colpisce tutti quelli che prendono anabolizzanti, certo è però che il rischio aumenta enormemente, e non in maniera probabilistica (tipo fumo – cancro al polmone) ma ben più diretta, cioè correlata alla durata dell’assunzione. Qual è in genere il primo segno di aterosclerosi in un soggetto relativamente giovane? Facile dirlo: morte per infarto cardiaco. Più avanti negli anni le manifestazioni, pur sempre gravissime, sono più curabili (con medicine, interventi chirurgici, etc.) ma credo che tutti sappiate cosa vuol dire soffrire di cuore. Altre complicazioni avvengono in età più avanzata (60-70 anni) a carico dei reni, cervello, etc. Quindi per piacere non dite che “chi prende anabolizzanti è sano come un pesce” o roba del genere: sembra sano come un pesce, ma è altamente probabile che le sue arterie si stiano distruggendo, e sarebbe curioso rivedere se alla mezza età, soprattutto quando smette di esercitarsi, sta ancora tanto bene.
  3. Tendenza alla ritenzione idrica ed alla ipertensione. Questo effetto collaterale dipende in parte dagli estrogeni, ma anche dall’effetto androgeno stesso, e/o da interferenze sull’insulina (vedi sopra) o sul cortisone endogeno, tutti ormoni che danno ritenzione idrica. La ritenzione idrica per chi non lo sapesse si evidenzia con gonfiore specie al volto, alle caviglie; il culturista poi che suole guardarsi allo specchio noterà un appannamento spesso evidentissimo della definizione anche se il grasso corporeo rimane lo stesso, cioè “si liscia”. La ritenzione idrica si può grossolanamente misurare con la bilancia: il peso che aumenta rapidamente (2-3 giorni) e altrettanto rapidamente scompare alla sospensione del farmaco altro non è che acqua trattenuta. Ovviamente, i prodotti più androgeni ed  aromatizzabili (testosterone, dianabol, boldenone) la daranno pressoché sempre, anche se in maniera dose-dipendente; molto meno quelli poco androgeni (methandriol, soprattutto deca) e ancora meno i poco androgeni non aromatizzabili (winstrol, oxandrolone, primobolan). Certo è esperienza comune che la facilità a trattenere acqua  anche con pari dosi dello stesso farmaco varia molto da individuo ad individuo, come tutti gli effetti collaterali in genere: tipicamente, quelli con metabolismo tendenzialmente lento trattengono più acqua, probabilmente perché in queste condizioni la trasformazione degli steroidi è orientata più verso la produzione di estrogeni (via metabolica 5-beta riduzione) che altri prodotti (via 5-alfa), ed anche perché il metabolismo del cortisolo stesso è rallentato. Nello stesso soggetto, infine, la ritenzione è ben più evidente mangiando liberamente (carboidrati) che quando la dieta è molto ristretta. In certuni la ritenzione non dà altri problemi evidenti se non di tipo estetico; in altri invece si accompagna ad aumento della pressione del sangue. Nei soggetti giovani e sani l’aumento della pressione può essere solo temporaneo (pochi giorni), perché in seguito i meccanismi di autoregolazione tendono a rimetterla a posto; ma in alcuni casi la pressione rimane elevata. E’ pertanto pressoché obbligatorio che in ogni buona palestra ci sia uno sfigmomanometro, magari di tipo automatico, affinché tutti quelli che fanno pesi (prendano o no anabolizzanti) possano controllarsi regolarmente. Ricordate che chi ha braccia molto grosse può avere valori falsamente più alti di 10-15 mm/mercurio.
  4. Ginecomastia. Significa la comparsa, in grado apprezzabile, di un tessuto simile alla mammella delle donne nella zona dietro il capezzolo. Facilmente distinguibile dalle “tette” dei maschi grassi (dove il gonfiore è dato dal tessuto adiposo e non da ghiandole mammarie) questo fenomeno si osserva fisiologicamente in quasi metà degli adolescenti, per poi scomparire. E’ naturalmente dovuto agli estrogeni. Steroidi molto androgeni ed aromatizzatibili (oltrechè un diuretico spesso usato dai bodybuilders, lo spironolattone o aldactone) possono causarla anche nell’adulto, se presi a dosi eccessive per lunghi periodi di tempo. Se lo lasciate sviluppare, questo inestetismo, spesso anche doloroso, diventerà purtroppo irreversibile (occorrerà un intervento chirurgico).
  5. Tossicità epatica. In passato questo era il più noto effetto collaterale degli anabolizzanti. In realtà il testosterone di per sé non è affatto tossico per il fegato, anzi aiuta a limitare i danni che esso subisce dai numerosi tossici (alcool, etc.), tant’è vero che un tempo veniva utilizzato come adiuvante  nella cura della cirrosi epatica. Lo stesso anche per i derivati. La tossicità attribuita agli steroidi dipende non dal fatto di essere steroidi, bensì da una alterazione della molecola (l’alchilazione in posizione 17-alfa) che molti di essi hanno, cioè gli orali “tradizionali” (vedi tabella). Anche alcuni iniettabili sono 17-alfa alchilati (winstrol, methandriol), il che è un controsenso essendo l’alchilazione necessaria proprio per  prolungare la vita nel corpo dei farmaci dati per bocca (se no il fegato li eliminerebbe subito). La tossicità degli alchilati è probabilmente, come sempre, tempo e dose-dipendente. I primi segni consistono in infiammazione dei canalicoli biliari con ittero, dapprima non evidente e poi clinico (le sclere, cioè le parti bianche degli occhi, sono le prime sedi dove l’ittero si vede), poi in elevazioni dei livelli ematici di Gamma Gt, poi SGOT ed infine SGPT. Molti tumori epatici maligni (epatomi) sono stati attribuiti all’uso di questi prodotti, purtroppo anche in culturisti. Naturalmente, chi vuole fare lo smargiasso dirà che le prove non sono conclusive, io però di fronte anche ad un solo rischio del genere direi che appena possibile è meglio evitare di prendere gli alchilati, avendo a disposizione prodotti simili o identici non tossici per il fegato.
  6. Ed infine, alla alchilazione 17-alfa veniva attribuito un altro effetto degli anabolizzanti, e cioè quello anticoagulante. Dovuta in realtà ad un potenziamento della fibrinolisi (cioè il coagulo viene più facilmente eliminato) questo fenomeno si osserva anche con prodotti non alchilati, come l’etilestrenol, ed i nandroloni (deca e durabolin). A meno che uno non abbia preesistenti alterazioni della coagulazione, questo effetto è relativamente innocuo.

 

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

Quali sono le indicazioni terapeutiche per l’uso di questi farmaci? Le loro caratteristiche androgene sono usate soprattutto per mantenere o sviluppare le caratteristiche sessuali in caso di deficit; le caratteristiche anabolizzanti in caso di deplezione proteica. Ma vediamo quali sono i principali usi:

  1. In caso di infertilità dovuta ad azoospermia (cioè riduzione del numero degli spermatozoi).
  2. Condizioni di scarsa potenza sessuale (anche se dovuta a cause psicologiche) possono essere trattate con androgeni (in genere fino a 200mg/settimana), dato il loro documentato ruolo nello sviluppo e nel mantenimento della libido.
  3. In certi casi di carcinoma della mammella della donna sono usati per frenare (purtroppo solo in modo palliativo) lo sviluppo del cancro ed il dolore, in questo caso si usano preferibilmente androgeni non aromatizzabili in dosi necessariamente superiori a quelle usate nel maschio: la virilizzazione che ne segue è tollerabile se si considera la gravità della malattia.
  4. Gli anabolizzanti sono invece stati usati in caso di malnutrizione proteica nell’adulto e, impropriamente, nel bambino (vedi il caso del Dianabol). Essi migliorano l’appetito e, insieme ad una corretta alimentazione, stimolano le sintesi proteiche.
  5. Analogamente, sono usati in particolari condizioni pre-operatorie, per migliorare il trofismo del paziente in vista di un grave stress, o dopo l’operazione stessa per facilitare il recupero nella convalescenza; per lo stesso ordine di motivi sono stati usati nei traumatizzati gravi o, più genericamente, in quelli costretti a lunghi periodi di riposo a letto per ridurre il catabolismo proteico da stress e/o disuso.
  6. Sono usati nei gravi ustionati, per stimolare una più veloce riparazione dei tessuti danneggiati.
  7. Trovano attualmente vasto impiego nel trattamento dell’osteoporosi, in entrambi i sessi, per stimolare la formazione della matrice proteica dell’osso, e la deposizione di calcio.
  8. Sono spesso associati ai cortisonici nelle terapie croniche, per minimizzare l’effetto catabolico di questi farmaci (evidentissimo su ossa, muscoli, cute, etc.).
  9. Sono talvolta usati anche in caso di artriti o  artrosi, altre malattie croniche.
  10. Infine nelle anemie aplastiche (quelle cioè non dovute ad una carenza di vitamina B12 o acido folico) sono stati usati a fortissime dosi (prima si usava il testosterone, poi si è passati agli anabolizzanti tipo decadurabolin, in quanto si è visto che l’efficacia era la stessa, con minori effetti collaterali).

Chiaramente l’atleta tipico non rientra in nessuno di questi casi (si spera); perché allora fa uso di anabolizzanti?

Si cerca, attraverso il loro uso, di stimolare la sintesi proteica  per guadagnare in massa muscolare e forza, o in resistenza agli sforzi prolungati negli atleti di mezzofondo. Eppure la comunità scientifica non ha ancora potuto dimostrare l’efficacia di questi farmaci come ergogenici, anche per la rigidità dei criteri in genere usati nei protocolli di studio.

Molti Autori ritengono infatti che ogni effetto positivo attribuito agli steroidi sia in realtà dovuto al cosiddetto “effetto placebo” (cioè nel credere cha la sostanza faccia bene, con conseguente miglioramento degli allenamenti etc., nel caso specifico di un atleta).

Citerò al riguardo due studi fra quelli meglio condotti:

  1. Fowler e collaboratori in uno studio in doppio cieco (né loro né gli atleti sapevano chi prendeva il placebo e chi il farmaco vero e proprio) hanno  controllato 47 studenti tra i 28 ed i 25 anni. 10 erano giocatori di football, pertanto atleti allenati, gli altri no. Furono fatti 6 gruppi (giocatori con metà placebo e metà farmaco, sedentari in allenamento o no, con farmaco o placebo). Fu usato l’androstenolone, in dosi di 20mg al giorno per 16 settimane. In nessuno dei gruppi ci furono aumenti significatici di peso, forza o massa muscolare.
  2. Casner e collaboratori invece nel 1971 fecero uno studio sull’effetto del Winstrol su 27 studenti di college. Anche qui furono fatti 4 gruppi, studenti con placebo o farmaco e con allenamento (di resistenza) o senza. Tra i parametri misurati, ci fu un aumento significativo del peso corporeo in quelli che prendevano il Winstrol, nel senso che guadagnarono più peso di quello col placebo. Una ulteriore analisi comunque sembrò chiarire che l’aumento di peso era dovuto alla ritenzione idrica piuttosto che all’aumento effettivo della massa muscolare. Anche qui secondo gli autori non vi era pertanto alcuna giustificazione all’uso di anabolizzanti negli atleti.

COME MINIMIZZARE GLI EFFETTI COLLATERALI

Purtroppo, chi ha deciso di prendere o già prende anabolizzanti non si farà (temo) convincere o spaventare da quanto detto sopra. Nonostante naturalmente io sconsigli dal punto di vista medico l’assunzione di queste sostanze al solo scopo di aumentare la performance atletica, senz’altro molti continueranno a prenderli.

Ed è per questi che occorre allora dire che è anche vero che, come ogni altra medicina, l’incidenza degli effetti collaterali può essere veramente minimizzata se gli steroidi vengono usati dal culturista in modo corretto. E vediamo come.

Naturalmente la dose usata è il fattore critico: vediamo di spiegare il perché con qualche nota spicciola di farmacologia.

Ogni farmaco possiede un’azione desiderata (effetto principale). Sotto una determinata dose “soglia” non succede niente. Sopra quella dose l’effetto compare, ed aumenta con l’aumentare delle dosi in maniera non diretta (cioè p.e., non triplica triplicando la dose) ma in genere logaritmica. Arrivati poi ad un certo dosaggio, l’effetto non aumenta più se non di poco (proprietà dei logaritmi) anche con dosi decine di volte maggiori. I vari effetti collaterali hanno anch’essi un “range” di risposta, spesso diverso da quello dell’effetto principale.

Prendiamo in esempio il testosterone.

A meno di 15mg/settimana, ogni effetto è minimo. Già a 35mg/settimana, si evidenzia un chiaro effetto di ritenzione dell’azoto. A queste dosi non c’è ritenzione idrica né inibizione apprezzabile delle gonadotropine (effetti collaterali).

Aumentando via via le dosi, avremo da 40 a 200mg alla settimana, inibizione prima parziale e poi totale delle gonadotropine. L’effetto azoto-ritentivo raggiunge quasi il massimo a 200mg/settimana, effetto che nota bene è solo il doppio rispetto a quello ottenibile con una dose 5 volte minore.

A 400mg/settimana la ritenzione di azoto non aumenta più e aumenta invece nettamente quella idrica.

A dosi infine di oltre 1000mg (usati un tempo nel trattamento dei certe anemie) la virilizzazione e la ritenzione sono imponenti.

Ecco dunque che un oculato uso di un farmaco giocando sulle dosi, già fa la differenza.

L’altro fattore correlato all’entità delle dosi è la durata del periodo di assunzione della dose stessa. Il discorso è analogo al precedente. Ogni effetto richiede tempi suoi propri.

La ritenzione di acqua e sale è un processo piuttosto rapido (2-3 giorni), quella di carboidrati e potassio più lenta, quella di fosforo più lenta (mesi) e quella di azoto legato alle proteine contrattili ancora più lenta.

L’inibizione della spermatogenesi si completa in 3-5 mesi. Lentissima è poi la “virilizzazione” (ovviamente in bambini e donne) che si completa, come noto, in anni piuttosto che mesi. Legato alla durata di azione è anche il concetto della reversibilità dei fenomeni.

La virilizzazione è, come noto, pressoché irreversibile; la aterosclerosi lo è molto poco se colta in fase iniziale. Da tutto ciò ne deriva che i farmaci andrebbero presi in genere per il minimo tempo possibile necessario alla costruzione delle proteine muscolari.

L’esperienza insegna che un buon effetto anabolico si ottiene in 4-6 settimane: a queste dosi l’atrofia del testicolo e la modificazione dei lipidi sierici sono invece scarse.

Il concetto della dose è forse ancora più importante nel caso degli anabolizzanti poco androgeni che, come detto già all’inizio, sono in genere veramente tali a dosi basse, e diventano sempre più androgeni alle dosi maggiori.

Usando dosi troppo elevate di steroidi, oltre che a tirarvi addosso più effetti collaterali, non farete che aumentare il rischio di diventare “insensibili” al farmaco stesso. Questo fenomeno, tipico dell’endocrinologia, probabilmente è dovuto al fatto che le strutture cellulari deputate a riconoscere gli steroidi e a riceverne il messaggio…… di guerra (i recettori), calano di numero se esposte per lungo tempo a concentrazioni troppo alte degli stessi, come per proteggere la cellula dall’overdose.

Questo fenomeno si chiama down-regulation (sottoregolazione) ed è tipico anche degli ormoni tiroidei (attenti!!!), insulina ed altri ormoni.

Ebbene, molti cosiddetti preparatori credono che passare da uno steroide ad uno di altro tipo sia un metodo per eliminare la down-regulation.

Non crederete certo che madre natura abbia creato tanti tipi diversi di recettori quanti sono gli steroidi in commercio! Il recettore per gli steroidi è uno solo, e se quello diminuisce, diminuirà l’effetto di qualsiasi anabolizzante. Da ciò ne consegue anche quanto sbagliata sia un’altra tipica pratica dei culturisti, lo stacking (uso di due o più steroidi insieme) o addirittura il  “bombardamento” (mega dosi di diversi preparati, tipo 100 di deca, 200 di testosterone, 200 di primobolan… al giorno!): se il recettore (poverino) è uno solo, non farete che metterlo in mutande.

Piuttosto, c’è da dire che se il recettore è lo stesso, ciò non significa che diversi prodotti abbiano lo stesso effetto. Infatti, una volta all’interno della cellula, lo steroide può essere metabolizzato per vie diverse (ne ho già accennato prima) suscitando effetti diversi: p. es., un più spiccato aumento della fosfocreatina e dei mitocondri per i più androgeni (effetto “massa”), un più spiccato aumento delle proteine contrattili per i meno androgeni (effetto “forza”), etc.

Vi consiglio di rileggere bene quanto ho scritto e di tenerlo bene a mente. Sotto terapia con steroidi (e anche dopo averli smessi)  fareste bene a controllare perlomeno i seguenti indici:

  • Pressione una volta alla settimana
  • Peso corporeo tutti i giorni (un aumento superiore a 1 Kg alla settimana è indice indiscutibile di ritenzione idrica)
    E, nel sangue, SGOT, SGPT, Gamma-Gt, Bilirubine, colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo HDL (o elettroforesi delle proteine). Ogni 3-6 mesi, specie se sotto forti androgeni, dovreste farvi l’esplorazione rettale.

    Non mi sembra il caso di portare questi esami al vostro medico, a meno che non sia esperto del ramo e non sia in rapporti amichevoli con voi. Cercatevi un medico che conosca l’ambiente e sia di vostra fiducia, per aiutarvi ad interpretare gli esami alla luce del fatto che prendete steroidi.

    Se infine dovesse comparire qualche effetto collaterale, che fare? Chiaramente dovrei dirlo caso per caso. Comunque in generale direi:

  • In caso di alterazioni degli enzimi epatici (SGOT, SGPT, Gamma-Gt o della Bilirubina) sospendete l’uso dei 17-alfa alchilati (windtrol, oxandrolone, dianabol, etc., vedi lista) e scordateveli per il resto della vita. Se invece non li prendevate, è molto probabile che abbiate una vera e propria malattia del fegato indipendentemente dagli steroidi.
  • Se avete propensione a bassi livelli di colesterolo-HDL anche normalmente, e/o avete in famiglia (padre, zii, nonni) precedenti in infarto, state attentissimi a controllare questo indice e se proprio dovete, fate cicli brevi. Cercate poi (ma questo anche se non prendete steroidi) di fare un’attività aerobica regolare tutta la vita (questo per quanto riguarda la prevenzione sportiva, di altre dimensioni qui non parlo).
  • In caso di acne, evitate di ignorarla fino a diventare delle specie di lebbrosi. Qui non si possono fare miracoli, ma solo: a) evitare di usare prodotti molto androgeni, e non superate le dosi terapeutiche b) fare adeguata pulizia della pelle ed uso di pomate antibiotiche (l’acne, anche se favorita dagli androgeni, è un’infezione batterica) c) cercate di stare al sole se possibile.
  • In caso di ginecomastia, vedrete che quasi sempre il responsabile sarà stato il testosterone o il dianabol. Bene, non potete fare altro che sospenderli e non dovrete più assumere farmaci aromatizzabili (vedi lista)In caso di eccessiva (per i vostri obiettivi abituali) ritenzione idrica, riducete le dosi e vedrete che quasi sempre il fenomeno si attenuerà. Se permane, sappiate che ci sono altri modi per ridurre la ritenzione idrica, molti dei quali sono forse peggio che averla. Trattarli con esaurientemente mi richiederebbe un altro articolo, farò pertanto solo accenni a:
    • Diuretici: impoveriscono l’organismo di sali, l’effetto è spesso incontrollabile e se proprio dovete, usateli per pochi giorni (e con una opportuna integrazione di minerali, che dipende strettamente però dal diuretico o dalla combinazione di diuretici usata). Possono essere veramente pericolosi (se non per la vita, certamente per la presentazione atletica: pensate a fare pesi o fare una gara con i crampi…). I diuretici comunque, sono stati recentemente banditi dalle gare della IFBB.
    • Antiestrogeni: (Tamoxifen o Nolvadex, Testonolattone e Testolac, ciclofenile). Sono farmaci piuttosto tossici a lungo andare; tendono a dare l’effetto rimbalzo alla sospensione (cioè quando li smettete vi gonfiate come palle) e che comunque agiscono solo sulla componente estrogena della ritenzione idrica. Meglio non usarli per niente. Il loro uso potrebbe essere riservato solo a quelli che (spesso anche quando non prendono niente) hanno veramente alti livelli di estrogeni (sopra 40pg/ml, come documentato da un esame di sangue che la mutua comunque passa) e soffrono di ritenzione
    • Monitoraggio della dieta. Naturalmente se limitate i carboidrati la ritenzione sparisce, ma ciò non ha senso se siete in fase di massa. Meglio limitare l’apporto sodico con diete computerizzate: dico limitare, non eliminare, perché se ne mangiate troppo poco perdereste del potassio, ed anche in questo caso avreste il benedetto rimbalzo (dovuto ad una iperproduzione dell’ormone risparmiatore di sodio, l’aldosterone) e vi gonfiereste davvero come rane una volta che mangiate un cibo ricco di sale. Limitare, invece del sale, l’apporto di acqua, più che pericoloso è assolutamente inutile (l’organismo mette in atto sistemi per trattenere anche quella poca che per forza assumete).
    • Tra i sistemi naturali infine, il più efficace e salutare è senz’altro la pratica regolare di attività aerobiche come corsa o bicicletta, che purtroppo quasi nessuno fa. Chi tende a soffrire di ritenzione dovrebbe pian piano allenarsi all’aerobica (non la danza!) e rimanere allenato. Non è vero che la corsa fa perdere muscoli; lo fa solo se da un livello troppo basso di fitness aerobica (dove certamente siete se fate solo pesi) aumentate le dosi di corsa troppo alla svelta.

Infine l’ultima parola per le donne: tralascio la polemica se le donne debbano o meno essere muscolate, o piuttosto agili e snelle (soft, hard, etc.). Dal punto di vista puramente medico, una donna che proprio voglia prendere anabolizzanti deve assolutamente farlo sotto stretto controllo medico specialistico (endocrinologo), in quanto in fin dei conti si tratta di ormoni maschili. Oltre agli effetti collaterali riconducibili alla mascolinizzazione più o meno marcata, il rischio è quello di danneggiare tutte le funzioni femminili (mestruazioni, possibilità di gravidanze), per la loro natura delicatissime.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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