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I probiotici possono ridurre il grasso nel fegato

I probiotici possono ridurre il grasso nel fegato

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Negli ultimi anni, le diagnosi di steatoepatite non alcolica (NASH), o della semplice steatosi epatica (NAFLD), sono aumentate vistosamente; tant’è vero che è queste patologie sono state riscontrare persino nei bambini. Tra le svariate cause si citano in causa diete troppo grasse, squilibri ormonali, colesterolo alto e diabete.

Alcuni ricercatori dell’Università di Granada in Spagna sembrano, tuttavia, aver trovato un rimedio semplice ed economico per ridurre il grasso del fegato.
Lo studio, condotto su ratti obesi, sembra esser riuscito a dimostrare come il consumo di probiotici per un minimo di trenta giorni contribuisca a ridurre l’accumulo di lipidi a livello epatico. La ricerca potrebbe quindi portare a nuovi sviluppi di trattamento contro la steatosi non alcolica del fegato.
Per arrivare a tali conclusioni, ai ratti obesi e con fegato grasso sono stati aggiunti alla dieta dei “batteri” sani appartenenti a tre ceppi diversi: il Lactobacillus paracasei contraddistinto dal codice CNCM I-4034, il Bifidobacterium breve o CNCM I-4035 e, infine, il Lactobacillus rhamnosus (CNCM I-4036). Tutti questi probiotici sono da sempre stati considerati sicuri per il consumo umano.

Prima dell’esperimento, i topi avevano assunto del cibo geneticamente modificato al fine di renderli obesi. Per far ciò è stata eseguita una mutazione che codifica il recettore o ormone denominato leptina. Tale sostanza, quando correttamente funzionante, fornisce una sensazione di pienezza al termine del pasto.
I risultati sono stati in grado di dimostrare come l’utilizzo di probiotici sia riuscito ad abbassare l’accumulo di lipidi nel fegato in maniera significativamente più alta rispetto ai ratti trattati con placebo.
«Questa nuova scoperta è andata di pari passo con i valori più bassi delle molecole pro-infiammatorie (fattori di necrosi tumorale, interleuchina 6 e liposaccaridi) nel siero di ratti alimentati con probiotici», concludono i ricercatori.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLoS ONE.

La Stampa 22/07/2014

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