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IL GRASSO CHE UCCIDE PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE

IL GRASSO CHE UCCIDE PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE

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Nella distribuzione del grasso corporeo sono ben documentati dimorfismi sessuali.  Gli uomini, in media, hanno meno grasso corporeo totale, ma più grasso-centrale/intra-addominale cioè viscerale piuttosto che sottocutaneo; le donne tendono ad avere più grasso totale, ma soprattutto nei depositi sottocutanei e in sede gluteo/femorale. Dopo la menopausa, la distribuzione del grasso nelle donne si modifica secondo un fenotipo più simile a quello degli uomini, con aumento della deposizione in sede viscerale o addominale, pur rimanendo con una notevole percentuale di grasso sottocutaneo, come dimostrano i valori della circonferenza vita (CV) o del rapporto vita/fianchi (Waist/Hip ratio).
L’eccesso di accumulo di tessuto adiposo viscerale è correlato ad aumento del rischio di morbilità per patologie come diabete tipo 2, iperlipidemia, ipertensione e aterosclerosi. Il tessuto adiposo viscerale è ritenuto un vero organo endocrino autonomo, metabolicamente e funzionalmente differente dal tessuto adiposo sottocutaneo. Infatti, il grasso intra-addominale ha più capillari e fibre simpatiche efferenti per unità di volume rispetto al grasso sottocutaneo e comunica direttamente col sistema portale epatico. Il tessuto adiposo sottocutaneo invece, grazie alla sua maggiore elasticità, consente la deposizione dei grassi con minori disturbi metabolici permettendo di immagazzinare tutto l’eccesso di assunzione calorica.
Gli adipociti viscerali quando, per eccessivo accumulo di trigliceridi, divengono ipertrofici producono citochine pro-infiammatorie come TNF-α, IL-6 e proteina C reattiva (PCR), che raggiungono distretti a distanza (quali muscolo-fegato-pancreas) e determinano molte delle complicazioni correlate all’obesità. Inoltre le citochine pro-infiammatorie raggiungono le arterie, dove esercitano effetti dannosi sul metabolismo e sulla funzione endoteliale aumentando il rischio di mortalità per cause cardiovascolari. Tutto questo rappresenta l’effetto deleterio dell’accumulo viscerale del grasso cioè l’effetto lipotossico.
Gli estrogeni hanno un effetto protettivo e diverse evidenze dimostrano che l’E2 ha effetti diretti sugli adipociti in coltura, col risultato complessivo di inibire la lipogenesi e l’adipogenesi e modulare la sintesi di adipochine.
In vivo questo effetto è particolarmente evidente nella donna che risulta più protetta dell’uomo prima della menopausa perdendo questa protezione dopo la menopausa. In questo delicato gioco ormonale si inseriscono però anche il testosterone e il cortisolo. Se è vero che gli estrogeni hanno un effetto protettivo a livello dell’endotelio vascolare e quindi anche per l’uomo non è opportuno avere livelli tropo bassi è altresì vero che livelli di estrogeni alti a discapito dei livelli testosterone grazie all’aumentata attività dell’aromatasi che avviene a livello tessuto adiposo favorisce nell’uomo l’aumento del grasso viscerale con aumentata produzione di citochine infiammatorie innescando così un circolo vizioso. Il cortisolo, la cui produzione è modulata dagli estrogeni nella donna fertile, in menopausa aumenta contribuendo all’aumento del grasso viscerale che, sia nell’uomo che nella donna, a sua volta contribuisce a trasformare il cortisone inattivo in cortisolo attivo tramite la 11-steroide-beta –idrogenasi-uno, particolarmente presente nel tessuto adiposo viscerale, innescando un altro circolo vizioso in quanto il cortisolo favorisce l’accumulo di grasso proprio a livello addominale. Insomma dovremmo renderci conto che la pancia non è solo un problema di linea ma in certe situazioni può essere un problema di vita o di morte.