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INTERVISTA A MASSIMO SPATTINI (di Leo Caminotto)

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1998

Il Campione d’Europa Leo Caminotto ha intervistato per “Sport & Salute” Massimo Spattini, uno dei più grandi e carismatici atleti che il Body Building italiano espresso negli ultimi vent’anni. Con una laurea in Medicina e Chirurgia, con le specializzazioni in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione per di più in continuo contatto con i più grandi campioni stranieri, Spattini è uno dei personaggi di spicco dell’attuale Body Building italiano.

Mi ricordo di Massimo quando nel 1984 partecipai alla “Notte dei Campioni” FIACF-IFBB a Garlasco, dove vinsi nella categoria massimi. Allora rimasi impres­sionato dall’incredibile definizione di un atleta allora sconosciuto che vinse la categoria dei medio-massimi relegando ai secondo posto il campione del momento, Augusto Traverso. Bene, credo che quella gara e quel livello di definizione palesata da Massimo segnarono la svolta del Body Building anni 80: un Body Building più scientifico e curato nei particolari; ormai la dieta diventava anche più importante dell’allenamento! Con Massimo poi, insieme a Bonaccorsi, Curtarelli, Dell’Amico, Venturi, Nocerino, siamo stati protagonisti di grandi sfide che hanno entusiasmato folle di fans che gremivano i vari palazzetti. Bei tempi, quelli! Allora i migliori, a parte qualche eccezione, erano tutti li e non dispersi nella varie federazioni come adesso, ed il pubblico alle nostre gare era quello delle grandi occasioni. Massimo si è ritirato dalle competizioni alla fine degli anni ’80, mentre io alla fine degli anni ’90 sono ancora in piena attività. Eppure Massimo lo vedo sempre come avversario da tenere sotto controllo per paura che da un giorno all’altro salti fuori con un braccio migliore del mio.

D – Massimo, come mai hai smesso dì gareggiare pro­prio quando eri all’apice della tua carriera ed eri stato consacrato il miglior “Peso massimo” italiano?

R – I motivi sono molteplici: innanzitutto sin dall’inizio della mia attività agonistica mi ero posto in linea di massima un limite che era quello dei 30 anni per gareggiare, in quanto non ritenevo saggio “parcheggiare” la mia laurea in Medicina e Chirurgia, sacrificandola nell’ottica di una carriera agonistica in uno sport assolu­tamente non remunerativo. Poi, dissapori con la Federazione, politica dei mass-media contro il Body Building, il Body Building stesso che stava progressiva­mente evolvendo verso i fenomeni muscolari, relegando i miei punti di riferimento, quali Bob Paris e Berry De Mey, a posizioni di coda, mi hanno fatto prendere que­sta decisione. Forse in realtà non ho mai pensato di ritirarmi, ma di dedicarmi per il momento ad altre cose, aspettando tempi migliori e così, aspettando e aspet­tando, sono passati 10 anni e forse sto aspettando ancora. Certo è che questo atteggiamento mentale mi ha permesso di non mollare mai negli allenamenti e di mantenere vivo l’interesse di aggiornarmi continuamente su questo sport di cui sono così appassionato.

D – In effetti devo riconoscere che sei ancora in forma, anche se senz’altro in gara contro di me non avresti più alcuna pos­sibilità. Magari potresti pensare ad un “Over 40”!

R – Ti ringrazio per il complimen­to, ma se fossi in te non sarei così sicuro, e ti posso sfidare ad un confronto fotografico al pros­simo “Muscle Beach Gym” a Rimini, dove saremo presenti entrambi. Pubblicheremo le foto su “Sport & Salute” e lasceremo il giudizio ai lettori. Per quanto riguarda l’Over 40, in questo periodo ho altri progetti e quindi se ne riparla per gli Over 50, dove, visto la tua longevità ago­nistica, sei atteso anche tu!

D – Non so se mi conviene, anche perché, essendo tu un caro amico di Alex Ardenti, fotografo di” “Muscle Beach Gym”, sono sicuro che lo convinceresti a truccare le foto; ho già visto come sei riuscito a sembrare quasi più grosso di Mìlos Sarcev nelle foto scattate l’an­no scorso, e poi, essendo tu adesso anche il mio preparatore, mi faresti certamente andare fuori forma… A proposito, quali sono gli altri cam­pioni che stai seguendo, e ti ritieni veramente il “n°1” dei preparatori?

R – Innanzitutto ti rispondo che a sbagliare ci pensi da solo, come quando al “Due Torri” ti sei messo tutto quell’olio da sembrare pronto per essere fritto, e comunque io ho sempre rifiutato l’epiteto “preparatore” in quanto sono un professionista specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione, con conoscenze ed esperienze molto specifiche riguardanti il Body Building. Non posso e non voglio andare a mettere il mallo all’atleta in gara o seguirlo nell’alle­stimento della routine di pose. E’ ovvio che per quanto riguarda l’allenamento ho conoscenze che mi derivano da un’esperienza ultraventennale e da conoscenze acquisite con letture e contatti coi più grandi campioni, ma, per esempio, personalmente per il mio lavoro mi avvalgo di un programma computerizzato elaborato dal mio amico Prof. Enrico Veronese, che ritengo uno dei migliori tecnici del momento per quanto riguarda la metodologia dell’allenamento. Ovvio che la mia capa­cità interpretativa e soggettiva non viene mai meno. Inoltre, per le problematiche di tipo posturale e biomec­canico, mi avvalgo della collaborazione del prof. Ciro Di Cristino. Per quanto riguarda i campioni che seguo, potrei citarne tanti, ma personalmente preferisco che siano loro a dirlo. Essere o meno il numero uno non sta a me dirlo, posso semplicemente dire che a parte la consapevolezza di svolgere il mio lavoro in maniera professionale, la cosa che mi ha fatto più piacere è stato quando un ragazzo, atleta agonista, accompa­gnando un suo amico già mio paziente, mi ha detto: “Anch’io voglio farmi seguire da lei, sono tanti anni che mi alleno e gareggio e conosco un po’ tutti, ma non ho mai sentito un atleta, di quelli che lei ha seguito, che sia stato male”. Ecco, questo per me è stato un grande riconoscimento, perché so quanto spesso invece il Body Building sia interpretato in maniera estrema e anche pericolosa, anche se è vero del resto che anche i Body Builders sono uomini e come tali possono avere problemi di salute non direttamente correlati al fatto di praticare il Body Building. Ma purtroppo, questo è uno degli aspetti negativi del nostro sport: se uno di noi si fa male è colpa della “roba” che prende!

D – Massimo, cosa puoi dirmi a proposito delle voci insistenti che ti indicano come futuro presidente IFBB?

R – Dico che non c’è nessun fondamento, in quanto al momento io non sono nemmeno un associato IFBB, e del resto dati i miei impegni professionali non potrei esserlo nemmeno volendo. Anche quando io ed Enrico Veronese abbiamo fondato l’Accademia Olympia e dovevamo decidere la Presidenza, ho preferito fosse Enrico a rivestire quel ruolo ed io limitarmi di più all’a­spetto scientifico. Sono ormai quindici anni che di fatto ho un certo ruolo nel mondo della cultura fisica italiana e non ho bisogno di cariche per affermarmi. Tutte le mie precedenti esperienze federative hanno avuto esiti negativi in quanto la mia figura appare sempre scomo­da ed invadente; in realtà, io non voglio mai prevaricare nessuno e sono sempre pervaso dalla volontà di collaborare per costruire qualcosa. Con gli attuali presiden­ti di Federazioni sinceramente ho avuto grosse diffi­coltà, trovando spesso porte chiuse. Spero comunque che le cose possano cambiare nell’ottica di una cresci­ta comune. Mi trovo molto bene invece con Enrico Veronese nell’Accademia Olympia, una struttura “super partes” che vuole rivalutare il nostro ambiente e portare  avanti l’immagine del Body Building.

D– A proposito Massimo, complimenti per la gara di Salsomaggiore; veramente un’ottima organizzazione. Ma tu dici di voler promuovere il Body Building e poi promuovi gare di Fitness femminile ed altezza/peso maschile. Non ti sembra di essere in contraddizione?

R – Ti ringrazio per la domanda, perché mi permette di dare una spiegazione in merito. Io sono innanzitutto un appassionato di Body Building. Ricordo ancora come mi sono emozionato la prima volta che ho visto Arnold dal vero nel 1978 nella sua esibizione al Campionato italiano FIACF a Zingonia ed ancora mi emoziono e mi vengono i brividi a vedere le mitiche foto scattate da Art Zeller ad Arnold e le incredibili proporzioni e sim­metrie di Frank Zane e Bob Paris. Lee Haney, coi suoi 118 kg in gara e con l’incredibile sviluppo del suo tronco, ha forse segnato una svolta ma, mantenendo la vita stretta e le gambe non eccessivamente sviluppate, per un’al­tezza di un metro e ottantadue, era ancora proponibile. Inoltre, la cordialità e l’estre­ma disponibilità lo ponevano campione da emulare al di sopra dei meriti atletici. Quest’anno, al Mr. Olympia di Long Beach, l’unica emozione che ho avuto è stata di disgusto nel vedere il ventre incontenibile e gli obliqui ampi come le clavicole di Dorian Yates, e mi sono detto: “Se questo è il Body Building, io mi dissocio”. Non sono io che sono cambiato, ma è il Body Building che e’ cambiato: atleti alti 1,78 per 125 kg. con una definizione mai vista che in off season superano i 158 kg e riescono a respirare e a camminare a mala pena. Ma come possiamo pensare che proponendo questi modelli il nostro sport possa cresce­re. Se io stesso provo questa sensazione, quali saranno quelle del neofita? Così come si è già ucciso il Body Building femminile, premiando sempre di più la muscolarità e si è dovuto inventare le “Fitness” per riproporre ragazze femminili e che dimostrino una capacità atletica funzionale, così bisogna ricostruire l’immagine del Body Building maschile. La formula “altezza-peso” rappre­senta la possibilità di creare un prototipo di Body Building più proponibile a tutti. Un atle­ta alto 1,88 al peso di 88 kg definito, che esegue una bella routine di pose, coreografi­camente ben studiata, non può dispiacere ad alcuno. Il giorno dopo il “Trofeo Interfederale Accademia Olvmpia H/P e Fitness, mentre sistemavamo i conti col direttore del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore, gli chiesi che impressione avesse avuto della gara. “Ottima – mi rispose – mi è piaciuta tantissimo, inoltre ho portato con me mia moglie che sì è fatta accompagna­re da alcune amiche (età media 48/58 anni) perché si vergognava e, avendo sfogliato il giorno prima alcune riviste del settore che erano state predisposte sul luogo come omaggio e che aveva portato a casa, aveva espresso un parere negativo verso quei fisici così ipersviluppati, affermando che non avrebbe resistito molto a quello spettacolo; invece è rimasta fino alla conclusio­ne della manifestazione, curiosa di vedere l’”assoluto” e contenta per il fatto che aveva indovinato le posizioni di classifica. Alla fine ha così esordito: “Però, che bei ragazzi e che bella gente!” Ecco, questa credo sia stata la cosa che mi ha fatto più piacere sentirmi dire; più dei complimenti per l’organizzazione o per l’eleganza della sede (la prestigiosa sala Europa del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore), o per la presenza di emittenti televi­sive nazionali (ITALIA 1, VIDEO TOP), per il conve­gno scientifico (col Dott. Roberto Dall’Aglio, Doti, Marco Neri e Dott. Fìlippo Massaroni), per il livello atletico degli atleti, per il feeling con il validissimo presentatore professionista Valerio Merola, che ha saputo dare quel tocco di classe in più alla serata, per le esibizioni come ospiti d’onore di così tanti super campioni. Ecco, ripeto, la cosa che mi ha fatto più piacere è condensata nell’ultima frase di questa signora che non aveva mai visto una gara di Body Building. Io penso che se quella signora avesse un figlio di 16-17 anni, che volesse andare in palestra, sarebbe contenta e d’accordo, e il ragazzo non dovrebbe fare come me, che all’inizio andavo ad allenarmi di nascosto a casa di un amico perché mia madre era convinta che i pesi “facessero male”. Questo è l’obiettivo che si prefigge l’Accademia Olympia: ricostruire un Body Building sociale tramite la crescita culturale degli operatori ed una rivalutazione dell’immagine. Basta con quel cliché stereotipato del Body Builder che lo vuole sempre con le braghe larghe, il marsupio e tre felpe, più contenitore con riso e pollo dal quale attingere ogni due ore, in qualunque cir­costanza ed in perenne masticazione. Dobbiamo sforzarci di essere più normali e meno appariscenti se vogliamo essere accettati.  Già la nostra diversità fisica mette gli altri in stato di diffidenza; impariamo a vestirci per mascherare i nostri muscoli e non per ingigantirli (un nuotatore non va in giro con slip e cuffia in testa). La dieta non è solo riso e pollo, e anche se pre­pararsi il cibo per la dieta giornaliera ha una sua valenza, in certe situazioni si può comunque rispettare la dieta consu­mando un pasto al ristorante (troppe volte ho sentito dire “no grazie, ho la mia roba” e visto tirare fuori scatole e scato­lette accampandosi in un angolo sotto gli sguardi attoniti dei più), oppure utilizzare i cosiddetti pasti sostitutivi (la formula del “beverone” è ormai universalmente più accettata che non mangiare riso e tonno alle 8 del mattino). Lo so, queste mie affermazioni potrebbe­ro sembrare un’offesa per i Body Builders puri, quelli che vanno avanti nonostante tutto come romantici eroi cavallereschi; a volte anch’io ho avvertito questa sensazione forte di sfida nei con­fronti della società che ti misconosce, e la mia reazione era quella di andare oltre, proseguire nonostante tutto in una ricerca di autoaffermazione. Ma al giorno d’oggi credo sia messa in discussione non tanto la sopravvivenza o il valore dei singolo, ma quella del movimento culturistico stesso, e se vogliamo sopravvivere dobbiamo adattarci. La natura e la storia stessa ci danno la conferma come le capacità di adattamento siano fondamentali per la sopravvivenza di una specie o categoria, rimanere ancorati ad uno stereotipo fisso o addirittu­ra controcorrente significa morire. La corrente va verso il “Fitness” e ancora di più verso il “Wellness” (benessere). Dobbiamo rendere più semplice e salu­tare il Body Building se vogliamo che ci riconoscano il ruolo che ci spetta nella eterna ricerca dell’uomo rivolta all’ “elisir della giovinezza”. Noi lo sappiamo già: è il Body Building, ma potremo convincere gli altri con un Dorian Yates come esempio?

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