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LA PRATICA DEL DIGIUNO: UN POTENTE STRUMENTO ANTI-AGING

LA PRATICA DEL DIGIUNO: UN POTENTE STRUMENTO ANTI-AGING

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Il digiuno è usato sin dai tempi più antichi come pratica benefica di purificazione, tuttavia solo negli ultimi anni sono stati individuati i meccanismi cellulari e molecolari che hanno luogo nel nostro organismo quando siamo a digiuno.

In letteratura è ormai noto che la restrizione calorica e il digiuno hanno il potere di prolungare la durata della vita in modelli animali; recentemente alcuni ricercatori giapponesi hanno condotto uno studio clinico molto approfondito sul digiuno e sulle variazioni metaboliche plasmatiche da esso indotte, rivelando una serie di affascinanti cambiamenti che potrebbero indicare una varietà di benefici per la salute.

I soggetti sono stati sottoposti ad un digiuno prolungato e sono stati effettuati dei prelievi di sangue dopo 10, 34 e 58 ore, con l’obiettivo di individuare nuovi marcatori plasmatici e nuovi effetti metabolici indotti dal digiuno.

Nei campioni di sangue sono stati ritrovati 30 nuovi diversi metaboliti, la cui concentrazione sembra aumentare vertiginosamente soprattutto dopo 58 ore di digiuno: oltre ai già noti marcatori di digiuno (come butirrati e amminoacidi), sono state ritrovate altissime concentrazioni di molecole anti-ossidanti, marcatori della rigenerazione mitocondriale, leucina, isoleucina ed acido oftalmico. Queste sostanze sono state associate ad un potenziamento delle funzionalità mitocondriali e al mantenimento della funzionalità muscolare ed anti-ossidante, infatti la loro produzione tende a diminuire con l’età e negli anziani si registrano livelli bassissimi.

I ricercatori hanno ipotizzato che l’aumento di queste sostanze potrebbe essere una risposta di adattamento e di difesa dallo stress ossidativo messa in atto dal nostro organismo in condizioni di digiuno.

In conclusione, questo studio suggerisce che il digiuno può aumentare la longevità, promuovere un invecchiamento sano ed esercitare un effetto ringiovanente. In futuro sarà opportuno continuare gli studi su un numero di soggetti più elevato, al fine creare un “modello metabolico di risposta al digiuno”, e successivamente di individuare farmaci, strategie terapeutiche o nuovi trattamenti per ottenere gli stessi risultati senza costringere le persone a digiunare.

Fonte: Scientific Reports, Okinawa Institute of Science and Technology Graduate University

(2003)