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LA SALUTE INTESTINALE

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OLYMPIAN’S – ottobre 2012

Come abbiamo detto nell’articolo precedente sulla disintossicazione, la conversione o biotrasformazione delle sostanze tossiche in metaboliti non tossici e la loro successiva eliminazione, sebbene coinvolga vari sistemi, avviene principalmente nel fegato e secondariamente nella parete della mucosa intestinale. L’intestino non è un semplice tubo nel quale introduciamo il cibo, che dopo meccanicistiche reazioni di frantumazione, digestione e assorbimento, viene in parte eliminato come feci. In realtà l’intestino è ben più complesso: è un organo dotato di un diffusissimo sistema nervoso (sistema nervoso enterico), tanto è vero che ci sono più cellule nervose nell’intestino che nel cervello e questo gli ha meritato l’epiteto di “secondo cervello”. Tutti i neurotrasmettitori e ormoni che sono presenti nel cervello, lo sono anche nell’intestino: pensate che il 95% della serotonina presente nel nostro organismo è prodotta dall’intestino. Inoltre, l’intestino è un organo importantissimo del sistema immunitario, che annovera il maggior numero di cellule immuno-competenti, circa il 70% di tutto l’organismo, e questo è ovvio considerando che rappresenta la prima barriera che si oppone al passaggio di agenti patogeni presenti nel cibo che ingeriamo. Ma in realtà in questa occasione voglio parlare di qualcosa che vive in simbiosi con l’intestino ed è la flora batterica intestinale. Questa flora batterica intestinale è rappresentata da circa 400 differenti specie microbiotiche di cui però solo 30-40 costituiscono il 95%.  Un numero di questi  microorganismi è così grande da superare il numero delle cellule dell’intero organismo umano e si stima che il peso complessivo di questi microbi possa aggirarsi tra 1 e 3 Kg. Questa popolazione di microbi potrebbe essere considerata “l’organo nascosto” per le sue molteplici funzioni nella regolazione del metabolismo umano. Questi batteri possono vivere singolarmente oppure sottoforma di colonie che formano dei biofilm, cioè degli strati molto ordinati, a volte anche formati da specie differenti, che dimostrano collaborazione ed eventuali specializzazioni all’interno dello stesso “biofilm”. L’intestino può essere colonizzato da batteri buoni che esercitano un’azione simbiotica col nostro organismo, e da batteri patogeni che invece sono in grado di produrre tossine e comunque danneggiare il nostro organismo. La formazione di biofilm di batteri buoni, cioè i cosiddetti “PROBIOTICI”  è la difesa migliore contro la colonizzazione da parte dei batteri patogeni sia per un meccanismo competitivo, che per una questione di occupazione di spazio, che per la produzione da parte dei probiotici di sostanze che uccidono i batteri patogeni e si ritiene che possano anche esercitare un effetto anti tumorale. La composizione batterica intestinale è strettamente correlata al benessere dell’individuo. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista NATURE ad opera dei ricercatori dell’University College di Cork, in Irlanda. I batteri sono in grado di modulare il sistema immunitario, aiutano il metabolismo e producono anche vitamine e metaboliti utili al corretto funzionamento delle cellule dell’apparato digerente. In un gruppo numeroso di anziani è stata monitorata la composizione della flora batterica intestinale ed è stato scoperto che, a parità di altri fattori, come malattie cardiovascolari e problemi articolari, gli anziani che seguivano un’alimentazione più salutare e variegata, erano dotati di una flora più varia ed erano meno cagionevoli di salute. Al contrario, quelle persone per lo più ospiti di case di riposo, sottoposti a diete monotone e carenti, avevano una flora batterica meno varia e condizioni di salute meno stabili. Il termine probiotico, dal punto di vista etimologico, deriva dalla preposizione latina “pro” (A favore di…) e dalla parola greca “BIOS” (Vita) e di fatto si contrappone al termine “antibiotico”. Un microorganismo, per essere definito probiotico, deve avere i seguenti requisiti:

  1. Deve essere di origine umana, non patogeno, non portatore di antibiotico-resistenza
  2. Deve essere vitale e attivo a livello intestinale, in grado di aderire all’epitelio intestinale e colonizzarne un tratto ed essere in grado di moltiplicarsi
  3. Essere in grado di conferire un beneficio fisiologico dimostrato per l’organismo umano

I benefici indotti dai probiotici non sono da intendersi come effetti generali di tutti i probiotici, ma ogni effetto è da attribuirsi al singolo ceppo che è stato trattato a quel proposito. I più comuni batteri probiotici sono il Bifidobacterium, il Lactobacillus ed il Saccharomyces Boulardii. I probiotici hanno numerose funzioni:

  1. Aiutare l’organismo nei processi di detossificazione, producendo enzimi simili al citocromo P450 coinvolto nella fase 1 di detossificazione. La presenza di un aumentato numero di enzimi di origine batterica simili al P450, induce una maggior espressione del citocromo P450 nel fegato. Questo sembra possibile attraverso la conservazione di particolari vie di comunicazione tra le cellule procariotiche (batteri) e quelle eucariotiche (umane)
  2. I probiotici sono in grado di produrre vitamine del complesso B e vitamina K
  3. Alcuni sono in grado di migliorare l’intolleranza al lattosio, poiché i batteri lattici, come il Lattobacillus Bulgaricus, sono in grado di convertire il lattosio in acido lattico. Questo effetto è possibile grazie al rilascio di Beta-galattosidasi, l’enzima che scinde il lattosio in glucosio e galattosio, che avviene a seguito della lisi batterica
  4. La diarrea associata agli antibiotici è il risultato di uno squilibrio, causato dagli antibiotici, della flora batterica intestinale presente nel colon con proliferazione di microorganismi patogeni come il Clostridium difficile. Tutto ciò porta ad un diretto assorbimento di acidi grassi a catena corta che porta a diarrea osmotica. Il Saccaromyces boulardi è il probiotico risultato più efficace nel prevenire e diminuire la severità della diarrea
  5. Ogni situazione di infiammazione del colon (colite, colon irritabile, morbo di Crhon) è spesso associata a sintomatologie a livello gastro-intestinale (gonfiore, dolori  addominali, diarrea o stipsi). Questa situazione di infiammazione è spesso associata ad una colonizzazione da parte di batteri, normalmente presenti nel grosso intestino, del piccolo intestino. Questa sovraccrescita batterica a livello dell’intestino tenue, causa una situazione di “disbiosi” a livello intestinale che può essere diagnosticata con semplice “test del respiro”, che permette di analizzare i gas idrogeno e metano prodotti dopo la somministrazione di lattulosio. Normalmente la produzione di gas avviene quando il substrato fermentabile raggiunge il colon, ma nei pazienti con sovraccrescita batterica a livello del tenue, avviene molto prima. L’uso di probiotici è in grado di migliorare la situazione.
  6. Prevenzione ed eradicazione dell’Helicobacter Pylori. Sono stati pubblicati al maggio 2011 circa 140 pubblicazioni che riguardano probiotici ed H. Pylori, da questi studi è emerso che l’assunzione a lungo termine di prodotti contenenti ceppi di probiotici, favorisce l’eradicazione dell’infezione da H. Pylori, impedendone lo sviluppo mediato dalla produzione di interleuchine B, attraverso l’inibizione dell’infiammazione.
  7. Ci sono evidenze che i probiotici esercitano un effetto immunomodulante. Ci sono diverse interazioni tra la flora batterica intestinale, l’epitelio ed il tessuto linfoide costituito dalle cellule del sistema immunitario, che creano la memoria del sistema stesso. Inoltre i probiotici possono contrastare le specie patogene non solo tramite meccanismi competitivi, ma anche agendo sul sistema immunitario aumentando il numero di cellule che producono immunoglobuline, stimolando la fagocitosi, aumentando il numero di linfociti T e cellule Natural Killer, che sono le cellule deputate alla risposta immunitaria di tipo cellulo-mediata.
  8. E’ noto che negli obesi è presente un’alterazione della flora batterica intestinale e l’utilizzo dei probiotici sarebbe funzionale al ripristino della stessa. I microorganismi giocano un ruolo importante anche nel controllo del peso corporeo. Alcune ricerche, per ora condotte solo su modelli animali, hanno evidenziato che il trapianto della flora batterica da topi obesi a topi sani, è in grado di indurre un maggior appetito e, di conseguenza, un aumento del peso corporeo. Alcuni dati suggeriscono che l’uso di ceppi di bifido batteri sarebbe efficace nel ridurre il rischio di obesità.
  9. E’ stato dimostrato, in studi di laboratorio, che alcuni ceppi di batteri lattici hanno un effetto anti-mutogeno, che si pensa dovuto alla loro capacità di legarsi alle ammine eterocicliche che vengono prodotte durante il processo di cottura della carne. Comunque sappiamo che esiste una correlazione tra flora intestinale e rischio di cancro al colon, che può anche essere mediata, più o meno direttamente, dalla scelta di determinati componenti della dieta, cioè da un’alimentazione particolarmente ricca di frutta e verdura, e a questo punto si apre un altro capitolo, quello dei prebiotici.

 

Se quindi appare evidente che reintrodurre nell’organismo i batteri desiderabili, cioè i probiotici, è fondamentale per ripristinare la salute  intestinale minata da un’alterazione della flora batterica intestinale, è altrettanto vero che è però necessario sostenerne la crescita. I prebiotici sono sostanze, per lo più fibre solubili, che vengono lavorate dai probiotici tramite processi di fermentazione per produrre acidi grassi a catena corta, come il propionato, l’acetato, il butirrato, che costituiscono il 70% dell’energia utilizzata dalle cellule delle mucose epiteliali del colon. In questa maniera i prebiotici preservano l’integrità della mucosa intestinale e ne stimolano la rigenerazione. Tra i prebiotici sono compresi i fructani, l’inulina, i fruttoligosaccaridi, gli arabino galactani e  alcune fibre della soia.

Le sostanze più utilizzate come prebiotici sono i fruttoligosaccaridi (FOS). Questa categoria di macronutrienti digeribili solo dai batteri probiotici, comprende catene brevi (3 – 10 unità saccaridiche) di zuccheri semplici con al massimo due delle unità caratterizzate dal monosaccaride fruttosio. I fruttoligosaccaridi sono stati suddivisi in tre categorie basandosi sul numero di molecole di fruttosio contenute nell’unità. IGF2 ne contengono 2, IGF3 ne contengono 3, IGF4 ne contengono 4. La dose giornaliera consigliata va da un minimo di 1 grammo ad un massimo di 8 grammi. Altro prebiotico spesso utilizzato è l’inulina, che oltre ad alimentare i bifido batteri ed i lattobacilli, sembra anche in grado di inibire la proliferazione di altri batteri come clostridi e salmonelle che sono invece dannosi. Inoltre sembra anche ridurre l’assorbimento del colesterolo, modulare l’assorbimento degli zuccheri e migliorare l’assorbimento di calcio a livello dell’intestino. L’associazione di probiotici e prebiotici costituisce una nuova categoria di integratori: i Simbiotici. Altri nutrienti sono stati studiati per le loro caratteristiche di riparare la mucosa intestinale, migliorare l’equilibrio della flora batterica e diminuire l’infiammazione dell’intestino. Tra questi possiamo annoverare: 1) La Glutammina, che è il nutriente preferenziale per le cellule della mucosa intestinale. In vari studi effettuati con supplementazione parenterale, è stata in grado di aumentare il numero delle cellule della mucosa intestinale e di aumentare il numero e l’altezza dei villi stessi. E’ necessaria un’integrazione di circa 50 mg per Kg di peso corporeo. 2) Acidi grassi essenziali come gli oli di pesce contenenti EPA e DHA (acido eicosapentaenoico e docosaesanoico) e l’olio di enotera o borragine, ricco di GLA (acido gamma lioleico), che appartengono rispettivamente alle famiglie degli omega-3 ed omega-6, sono in grado di migliorare le lesioni della parete intestinale ed attenuare l’infiammazione. 3) Lo Zinco porta miglioramenti in pazienti affetti da disturbi a livello gastro-intestinale e molti individui con infiammazione a livello intestinale, hanno carenza di Zinco.

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