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L’albero serve anche a curare il diabete.

L’albero serve anche a curare il diabete.

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Curare i reni per tenere sotto controllo il diabete. E’ questa una delle nuove strategie nella lotta alla malattia. Come? Mettendo fuori uso le capacità dell’organo di riassorbire il glucosio. Il segreto? Un estratto ricavato dalla corteccia dell’albero di melo. Oggi, dopo anni di sperimentazione, arriva anche in Italia il primo farmaco con un meccanismo d’azione differente rispetto ai classici anti-diabetici.

 

Cos’è il diabete di tipo 2?

A differenza del diabete giovanile, causato dalla distruzione da parte del sistema immunitario delle cellule che producono insulina, quello di tipo 2 –detto anche insulino-resistente- è la forma più diffusa e spesso causata da uno stile di vita scorretto caratterizzato da alimentazione non equilibrata e da scarsa attività fisica. Ad oggi si calcola che a soffrirne, solo nel nostro Paese, siano ben 4 milioni di persone. Le stime a livello mondiale parlano di oltre 380 milioni. Una cifra che, a causa del diffondersi dell’obesità e della sedentarietà, rischia di superare il mezzo miliardo di individui – tra diabetici e persone a rischio- entro i prossimi 20 anni.

 

Attività fisica, la prima arma contro il diabete

«Derivando molto spesso da abitudini non equilibrate –spiega il professor Andrea Giaccari, diabetologo presso il Policlinico Gemelli di Roma- la correzione dello stile di vita è il primo presidio terapeutico per questa forma di diabete. Nel caso ciò non fosse sufficiente a tenere sotto controllo la glicemia – ed in molte persone accade anche se lo stile di vita è perfetto – occorre intervenire con i farmaci».

 

I farmaci attuali funzionano

La metformina rimane il farmaco di prima scelta che continua a dimostrare grande efficacia in termini di riduzione della mortalità, della diminuzione del rischio di ipoglicemie e di impatto ridotto sul peso corporeo. Attualmente ci sono sei classi di farmaci a disposizione. A breve, grazie all’arrivo del nuovo farmaco, diventeranno sette: «il diabetologo potrà quindi combinarli per formulare il miglior trattamento possibile per ogni singolo caso. La personalizzazione della terapia è infatti un aspetto fondamentale nella cura del diabete di tipo 2 e rappresenta, inoltre, una delle maggiori difficoltà per il medico, che deve analizzare e comprendere a fondo il quadro clinico e lo stile di vita della persona».

 

Un’arma in più dall’albero delle mele

A differenza delle altre classi di farmaci utilizzati quello estratto a partire dal melo agisce direttamente sui reni. Dapagliflozin, questo il nome del composto, è stato sviluppato a partire dalla florizina, una sostanza che si trova nella corteccia e che, se assunta in dosi elevate, provoca l’escrezione del glucosio nelle urine. In particolare la molecola agisce bloccando una proteina capace di riassorbire il glucosio. «La nuova classe terapeutica degli inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio di tipo 2 permette di perdere il glucosio con le urine non solo per glicemie molto alte, come normalmente avviene in chi ha il diabete, ma anche in presenza di glicemie di poco elevate, senza mai indurre ipoglicemia. Ovviamente con gli zuccheri si eliminano anche calorie, e quindi peso.

 

La nuova molecola è l’unica che agisce senza interferire con altri meccanismi di controllo della glicemia, in particolare con l’insulina, e ciò costituisce un grande vantaggio terapeutico nel diabete di tipo 2: si favorisce infatti la combinazione con altri farmaci e la personalizzazione della terapia sulla base del quadro clinico e dello stile di vita della persona» conclude Giaccari.

 

La Stampa 28/04/2015

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