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LE UOVA POTREBBERO AIUTARE IL TUO CUORE

LE UOVA POTREBBERO AIUTARE IL TUO CUORE

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Immagine: immagine uova e un cuore

Due studi recenti hanno scoperto che le uova non aumentano il rischio di malattie cardiache ma anzi potrebbero persino fornire protezione da esse.

Il primo studio, pubblicato online il 7 maggio 2018 dall’American Journal of Clinical Nutrition, ha esaminato come il consumo di uova abbia inciso su 128 persone con prediabete o diabete di tipo 2, condizioni che mettono le persone a più alto rischio di malattie cardiache e ictus. Per tre mesi, metà dei partecipanti ha mangiato 12 uova a settimana, mentre l’altra metà ha mangiato due uova o meno a settimana. Tutti seguivano la stessa dieta dimagrante che evitava alimenti ricchi di grassi saturi come il burro e includeva alimenti costituiti da grassi monoinsaturi e polinsaturi più sani come l’avocado e gli oli d’oliva.

Al follow-up di sei mesi, entrambi i gruppi non hanno notato differenze significative nei loro fattori di rischio cardiovascolare, come alti livelli di colesterolo LDL (cattivo) e ipertensione. Anche la perdita di peso media tra i gruppi era uguale.

Nell’altro studio, pubblicato online il 21 maggio 2018, da Heart , i ricercatori hanno esaminato le abitudini alimentari di 416.000 persone, con un’età media di 50 anni, che erano prive di malattie cardiache e diabete e hanno tenuto traccia della loro salute per nove anni. I ricercatori hanno scoperto che i soggetti dello studio che abitualmente mangiavano uova avevano un minor rischio di morte per ictus e malattie cardiache rispetto a quelli che non mangiavano le uova.

Nello specifico, coloro che mangiavano in media un uovo al giorno avevano un rischio inferiore del 28% di morte per ictus e un 18% di rischio inferiore di morte per malattie cardiache. I ricercatori hanno suggerito che una spiegazione potrebbe essere che le uova contengono nutrienti sani per il cuore, come acidi grassi insaturi, folati e omega-3.

Inoltre è da tempo che il colesterolo, soprattutto quello alimentare, è stato in parte sdoganato come fattore di rischio cardiovascolare.

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