Home ABSTRACT L’USO PROLUNGATO DEGLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA AUMENTA IL RISCHIO DI MORTE
L’USO PROLUNGATO DEGLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA AUMENTA IL RISCHIO DI MORTE

L’USO PROLUNGATO DEGLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA AUMENTA IL RISCHIO DI MORTE

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Gli inibitori di pompa protonica, o PPI, rientrano nella classifica dei 10 farmaci più prescritti in Italia; Lansoprazolo, Omeprazolo, Pantoprazolo, solo per citarne alcuni, sono utilizzati per il trattamento dei bruciori di stomaco, ulcere e altri problemi intestinali in quanto agiscono inibendo la secrezione di acido gastrico. Un recente studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal (BMJ) Open, rivela, tuttavia, che l’uso prolungato, come anche un dosaggio elevato, di questi farmaci è collegato ad un aumento del 25% del rischio di morte. I ricercatori hanno analizzato i dati di 349.312 soggetti, raccolti da una banca dati nazionale statunitense di più di 6 milioni di persone, che avevano assunto inibitori di pompa protonica o farmaci H2 antagonisti (per esempio Ranitidina e Cimetidina) tra il 2006 e il 2008. Gli H2 antagonisti sono una classe di farmaci in grado di bloccare l’azione dell’istamina sulla parete dello stomaco, diminuendo la secrezione di acido cloridrico. Dai risultati dello studio è emerso che l’uso di farmaci inibitori di pompa protonica, rispetto agli H2 antagonisti, era associato ad un aumento del 25% del rischio di morte per tutte le cause e la percentuale di rischio diventava maggiore nelle persone che facevano uso di inibitori di pompa protonica da più tempo. Lo studio in questione ribadisce ai medici la necessità di limitare il dosaggio e la durata del trattamento con questi farmaci, in relazione ovviamente alla problematica trattata. Il problema è che si tende ad assumere gli inibitori di pompa protonica come terapia a vita, senza tenere in considerazione i possibili effetti collaterali. Non stiamo forse abusando di questa classe di farmaci?

(Xie Y, Bowe B, Li T, et al. Risk of death among users of Proton Pump Inhibitors: a longitudinal observational cohort study of United States veterans. BMJ Open 2017;7:e015735. doi:10.1136/bmjopen-2016-015735)

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