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VARIABILITA CARDIACA – HRV

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L’Heart Rate Variability è una metodica che è stata utilizzata molto negli anni per individuare stati di stress latente in soggetti che dovevano ottenere performance significative (astronauti, atleti d’elite, militari etc).
L’HRV di un soggetto si valuta misurando le pause tra i QRS di un elettrocardiogramma (QRS = segno elettrico del battito cardiaco). Tutti pensano che il cuore batta sempre allo stesso ritmo e che questo ritmo sia rigido e dipendente strettamente da ciò che si sta facendo o vivendo. In realtà il cuore cambia frequenza anche solo nel lasso di un respiro profondo diaframmatico. Quando inspiriamo ed aumenta il ritorno venoso al cuore ne aumenta la frequenza mentre quando espiriamo accade il contrario. Sappiamo anche che questa frequenza può essere modulata dal sistema ortosimpatico e da quello parasimpatico. Secondo i primi studi di Walter Cannon l’ortosimpatico prevaleva nelle situazioni combatti/fuggi mentre il parasimpatico nei momenti di calma e di recupero. L’HRV è una espressione di quanto noi possiamo influenzare il battito cardiaco con delle tecniche di respirazione o di meditazione. Essa è strettamente correlata al tono parasimpatico ed è un patrimonio con cui il soggetto nasce per poi perderlo in maniera graduale durante l’invecchiamento (circa 3% annuo. Meccanismi per limitare la perdita di HRV possono essere le forme di training autogeno basate sul controllo del respiro oppure l’esercizio fisico (gli atleti ad esempio hanno ampia HRV). Situazioni invece che accelerano il deperimento di questo sistema autonomico sono lo stress, la percezione minacciosa dell’ambiente circostante, un’alimentazione povera di nutrienti etc. Nella società odierna, dove bisogna essere molto performanti durante tutti i momenti della giornata ed in cui spesso viviamo l’ambiente circostante in modo conflittuale, questo meccanismo pernicioso è molto molto frequente. Un recente studio americano denuncia che un uomo moderno incorre circa in 80 episodi giornalieri di freezing (blocco respiratorio indotto da paura). Negli anni 60 le media di queste reazioni di pericolo era solamente di 20 al giorno. I meccanismi che in questi anni hanno peggiorato questa situazione sono dovuti alla diffusione nelle popolazioni moderne di stati di ipervigilanza ed iposoddisfazione. Inquadrare queste situazioni ed intervenire di conseguenza potrebbe portare un miglioramento sensibile del vissuto del soggetto e delle sue capacità cognitivo/relazionali nonché della sua performance a 360°. Fare esercizi di respirazione con un sensore che invia al soggetto, respiro dopo respiro, un feedback sulla corretta esecuzione o meno degli atti respiratori con valenze importanti sulla performance psicofisica. Lavorare sull’allenamento all’HRV costringe il soggetto a fare respiri circolari che ad un neofita possono creare sintomatologia varia come fatica ai muscoli respiratori accessori, giramenti di testa, formicolii etc. Una volta acquisita la pratica col respiro circolare il soggetto diventa capace di percepire i momenti di blocco respiratorio e può immediatamente interrompere le reazioni di stress sul nascere mediante tecniche appositamente studiate.

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